"Non ora, non qui" di Erri De Luca

Petraio, NapoliTra le mie mani la carta ruvida di un libretto rosso scuro con la copertina che ricorda un cretto sanguinolento di Alberto Burri. Si tratta di una "vecchia conoscenza" dal sapore salmastro. "Non ora, non qui" di Erri De Luca, ventiduesima versione ripubblicata ( e ampliata) nell'Universale Economica Feltrinelli, proprio in questo mese, avvento nostalgico di una nuova estate napoletana, carica di pollini e di profumi.

Rispetto al testo originale del 1989, l'autore, forgiato da qualche decennio di esperienza letteraria, appare ancora più schietto ed immediato. Padrone di una prosa agli antipodi della facile retorica, di un procedere di ricordo in ricordo, fatto di scarti minimi e di variazioni reali, ed immaginarie. La forza di Erri De Luca in fondo sta tutta qui, nel descrivere una Partenope che non esiste più, ma che non ha mancato di imprimere la sua duratura impronta nella pelle di uno dei suoi figli, nel disegnare a carboncino grasso i bassi e gli attici, i panni stesi al sole e le domestiche vecchio stampo, facendo di una vicenda familiare un terreno d'eternità dolente.

Chi ti protegge, chi ti salva dal riconoscere il tuo bambino muto nell'anziano signore che guardi chiuso in un vetro di un autobus? Quale forza ti nega di sapere quello che stai vedendo? Una gran forza dev'essere quella che può confondere sensi altrimenti imprecisi, notizie altrimenti evidenti. Una gran forza ci procura al momento giusto la miopia utile per vivere.
Mi guardi con il cruccio severo dove resta quel tuo eterno rimprovero rivolto a noi bambini: non ora, non qui.
Non posso obbedirti, non faccio più in tempo. Sta per capitare proprio ora e in questo strano posto.
"Non ora, non qui." Avevi ragione, molte delle cose che mi sono accadute furono errori di tempo e di luogo, cose da dire: non ora, non qui. Però a questo vetro d'autobus mi accorgo di essere in un'ora e in un posto a me riservato da tempo.

Via | feltrinellieditore.it

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