Azazel, di Youssef Ziedan

Azazel, di Youssef ZiedanAzazel di Youssef Ziedan è un corposo romanzo storico-teologico che ha molti pregi e qualche difetto (Azazel è uno dei nomi del diavolo che interloquisce con il protagonista). Tra i pregi c'è il ripercorrere la storia dell'ortodossia e dell'eterodossia dei primi secoli del cristianesimo con varie domande che accompagnano la lettura: nasce prima l'ortodossia o prima l'eresia? Chi stabilisce che una dottrina è eretica? E chi sancisce che un'altra dottrina, invece, è ortodossa? Yousse Ziedan – studioso egiziano specializzato in studi arabi e musulmani nonché direttore del Centro dei manoscritti e del Museo affiliato alla Biblioteca d'Alessandria – mostra una seria competenza in materia e riesce a tradurre, con una prosa ammaliante (anche se talvolta pesante), concetti teologici che per molti potrebbero risultare ostici.

Interessante, poi, che a scrivere di dispute teologiche sulla natura del Cristo sia un musulmano: se per qualcuno può essere un limite che Ziedan filtri attraverso la sua ottica islamica la proposta della natura di Gesù, a mio modo di vedere è invece una ricchezza, dal momento che permette di vedere il personaggio Gesù da altri punti di vista.

Nel nome di Dio Altissimo, inizio a scrivere quella che è stata ed è la mia vita, descrivendo ciò che accadeva attorno a me e gli orrori che mi bruciavano dentro. Questa mia cronaca, che non so né come né quando finirà, comincia nella ventisettesima notte del mese di tot (ayful, settembre) dell’anno dei Martiri 147, che corrisponde all’anno 431 dalla nascita di Gesù Cristo. Questo è l’anno infausto nel quale il venerabile vescovo Nestorio è stato deposto e scomunicato, e i pilastri della religione hanno tremato. Potrei parlare dei peccati e dei tormenti che io e la bella Marta abbiamo vissuto, opera dell’astuto e maledetto Azazel, o raccontare dell’abate di questo monastero dove dimoro senza trovare pace. E al tempo stesso racconterò quello che mi è accaduto da quando sono partito dal mio paese natio, che si trova nei pressi della città di Assuan, nell’Egitto meridionale, dove scorre il Nilo, il fiume che la gente credeva sgorgasse dalle dita degli dèi e quindi dal Cielo. Da piccolo anch’io, come loro, credevo a questa favola, finché non imparai ciò che ho imparato a Nag Hammadi, ad Akhmim e poi ad Alessandria. Compresi allora che il Nilo è un fiume come tutti gli altri, che le cose si assomigliano fra loro, e che siamo noi a distinguerle l’una dall’altra attraverso le fantasie, le opinioni e le credenze delle quali le rivestiamo [...] Quando finirò ciò che ho iniziato stanotte lo metterò in quella cassa, insieme ai Vangeli proibiti e ai libri vietati, e seppellirò tutto sotto i blocchi di marmo sparsi nei pressi del portale del monastero. Chiuderò ermeticamente la cassa e ricoprirò i blocchi con la terra. Così avrò lasciato qui qualcosa di me, prima della mia partenza definitiva, quando avrò concluso la clausura di quaranta giorni che inizio oggi, per scrivere questo resoconto di cui non ho dato notizia a nessuno.

Quello che, invece, non mi è piaciuto di questo romanzo sono le molte (troppe?) pagine dedicate al “peccato della carne” di Ipa, il monaco protagonista. Più che altro trovo che disturbino la narrazione perché pare che siano stati scritte solo per accalappiare il lettore e non aggiungono nulla alla storia. Come anche le molte pagine su Ipazia, personaggio senza dubbio centrale, ma che qui servono – a mio parere – solo per giustificare il nome del protagonista.

Una lettura impegnativa, senza dubbio. Magari da leggere saltando qualche pagina...

Youssef Ziedan
Azazel
Neri Pozza, 2010
traduzione dall’arabo di Lorenzo Declich e Daniele Mascitelli
ISBN 978-88-545-0398-4
pp. 382, euro 18
disponibile anche in eBook: euro 13,99 (decisamente troppo alto per un eBook!)

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