I sei romanzi di Charles Bukowski

Il miglior modo per ricordare Charles Bukowski nel ventesimo anniversario della sua morte è quello di leggere i suoi libri. Ecco i suoi romanzi.

Il 9 marzo 1994, colpito da una leucemia fulminante, moriva Charles Bukowski, autore diventato un mito per molte persone. Apprezzato in tutto il mondo per via del suo modo schietto e politicamente scorretto di scrivere, Bukowski è molto di più di quel che la memoria collettiva conserva (basti pensare alle sue poesie). Uno scrittore caustico, senza dubbio, ma che, attraverso uno stile semplice ma studiato, riesce a descrivere con assoluta maestria diversi aspetti dell’umanità.

Nella sua vasta produzione letteraria troviamo racconti, poesie e sei romanzi. Ci soffermiamo su questi sei libri, nella certezza che il miglior modo per ricordarlo a vent’anni dalla sua morte, sia quello di leggere quanto ha scritto.

I sei romanzi di Charles Bukowski


  1. Post office (1971): il paradiso sognato da Henry Chinaski, il leggendario e popolare alter ego di Bukowski, viene brutalmente smentito dalla realtà quando, assunto dall'amministrazione postale americana, si ritrova con la sacca di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo attraverso la squallida periferia di Los Angeles. Profondamente deluso dalla monotona routine quotidiana e insofferente agli sterili e rigidi regolamenti della macchina burocratica, Chinaski si consola affogando le sue frustrazioni nell'alcol e trovando rifugio tra le morbide braccia di donne più sole di lui. Tra clamorose sbornie, azzardate puntate all'ippodromo e "movimentate" nottate in motel sgangherati, Chinaski riuscirà a "guadagnarsi" il licenziamento e a farsi riassumere, ma solo per licenziarsi definitivamente, inorridito e disgustato da quell'immenso ufficio postale che, poi, è la vita stessa.
  2. Factotum (1975): Un romanzo avventuroso e osceno, divertito e disperato, sboccato e insieme lirico. Il protagonista è un vero factotum che attraversa l'America "on the road", vivendo alla giornata, pronto a seguire il primo richiamo. Ma inseparabili compagni di vita sono l'alcol, vero e proprio rito quotidiano; il sesso, intenso, sfrontato e spesso brutale; la miseria, costante; i lavori precari e sempre manuali. È un'esistenza disperata, amara, sgradevole e libera, descritta con un realismo sporco, inconfondibile. Da questo romanzo nel 2004 Bent Hamer ha tratto il film omonimo, premiato al Kosmorama film festival di Trondheim, Norvegia, con Matt Dillon nei panni di Henry Chinaski (in apertura di post, trovate il trailer).
  3. Donne (1978): la confessione esplicita, quasi ostentata, di una passione stregante: le donne per Bukowski sono un'attrazione costante, un bisogno che non conosce pause e che non si arresta neppure di fronte alle situazioni più disagevoli, o riprovevoli, o disgustose. In questo, che è il suo romanzo più esplicitamente erotico, Bukowski racconta con strepitosa immediatezza le sue - vere o immaginarie - avventure d'amore.
  4. Panino al prosciutto (1982): in una Los Angeles periferica e prostrata dalla Grande Depressione, Henry Chinaski, adolescente ribelle, figlio di immigrati tedeschi, vive il suo apprendistato alla vita: la scuola, i piccoli furti, i giochi di strada, le risse, il baseball, l'iniziazione al sesso. Un apprendistato ruvido, duro, rabbioso, consumato all'insegna della disillusione e del rifiuto: dei valori del padre, delle amicizie fasulle, dei sogni giovanili. Ma allo stesso tempo Henry scopre la biblioteca pubblica e la compagnia impareggiabile dei libri, il conforto dell'alcol e la scrittura come unica strada verso l'autentica conoscenza di sé.

  5. Hollywood, Hollywood (1989): Che cosa succede al più famoso dissacratore del "sogno americano" quando un regista gli anticipa una bella somma per scrivere una sceneggiatura? Bene, dietro consiglio del suo consulente fiscale, Chinaski/Bukowski si compra una Bmw nera e una casa. Una moglie molto più giovane di lui ce l'ha già. Sembrerebbe che anche il cantore e cronista degli emarginati e dei disadattati d'America si sia integrato. E che proprio come la maggior parte dei suoi lettori di vent'anni fa sia rientrato - anzi entrato per la prima volta - nel sistema. Ma non è detto.
  6. Pulp. Una storia del XX secolo (1994, postumo): Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento professionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo.

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