Un pasto in inverno, di Hubert Mingarelli

Un pasto in inverno di Hubert Mingarelli è un libro che ti tiene attaccato alla pelle dei protagonisti e allo stesso tempo ti precipita nel profondo della loro interiorità. Davvero potente una scrittura che - nella più scevra semplicità - riesce in continuazione a far oscillare la mente di chi legge su due piani così diversi.

Un pasto in inverno di Hubert Mingarelli è un libro smilzo, con al centro una vicenda minimale che in realtà è solo il sipario del compimento di un profondo dilemma morale. Faccio un passo indietro. Protagonisti: tre soldati nazisti (in crisi). Luogo: un accampamento militare tedesco alle soglie di un villaggio polacco.

La storia inizia con la crisi che sopravviene nel cuore dei tre. Che non ne possono più - a causa di un episodio che sarà raccontato quasi alla fine del romanzo - di eseguire fucilazioni di ebrei tutto il giorno, come li comandano i loro odiati capi.

Ecco allora l'idea: farsi affidare un altro compito. Una tregua da una routine che li sta macerando dentro? Una tregua precaria, in quanto il loro compito sarà quello di portare all'accampamento ebrei la cui sorte, come sanno, è segnata.

mingarelli

Per giustificare agli occhi di tutti che tornavamo presto e a lavoro finito, avremmo dovuto trovarne uno e portarlo con noi. Solo che ecco, non avevamo cominciato a cercarlo. Già era tanto se ci pensavamo.

E' qui che parte il racconto, con i tre soldati persi fra i loro incubi notturni, i desideri impossibili di fuga da una realtà che li schiaccia e ondate di emozioni difficili da controllare, non appena affiora il ricordo degli affetti che hanno lasciato nel mondo civile (il figlio di Emmerich, ad esempio). Mondo sempre più lontano da ricordare ormai.

Un romanzo che come dicevamo nell'occhiello ci "incolla" alla pelle dei protagonisti, che nelle poche battute scambiate - e con la fame che incombe, acuita dal freddo - sembrano per un momento riuscire ad aprire l'un l'altro (e addirittura anche ai loro improvvisati compagni) il loro cuore. Ma l'epilogo è tutt'altro che scontato.

D’un tratto e inaspettatamente Emmerich mormorò: “Lasciamolo andare, questo qui”. “Cosa?”, disse Bauer. “Di chi parli?”. “Lui”, rispose Emmerich indicando l’ebreo con il suo cucchiaio, senza guardarlo. “Che ti sei messo in testa?”, domandò Bauer. “Perché?”. Ma Emmerich restò in silenzio. Per un po’ aspettammo. “Eh? Perché?”, chiese Bauer. “Non so. Così”.

Hubert Mingarelli
Un pasto in inverno
Nutrimenti ed.
12 euro

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