Il Salone del Libro 2012 di Torino, la massoneria, Vanni Santoni, gli eBook, Asor Rosa e molto altro ancora

Il Salone del Libro 2012 di Torino, la massoneria, Vanni Santoni, e-Book, Asor Rosa e molto altro ancora

Ero partito da Milano per il Salone del Libro di Torino 2012 con obiettivi chiari: capire il futuro degli eBook con Amazon, parlare dei venticinque anni del Premio Calvino, intervistare autori romeni che prenderanno Nobel per la letteratura, fare il punto sulle riviste stile Granta Italia, ascoltare Fernando Savater, o rockstar giornalistico-letterarie tipo Gomez o Travaglio.

Non ho fatto niente di tutto questo. Me ne sono sbattuto completamente: una volta giunto sul posto ho capito che raccontare il Salone Internazionale del Libro di Torino così sarebbe stato noioso, avrebbe fatto schifo. Meglio farlo in un altro modo quindi: soluzione sulla quale hanno senza dubbio pesato i circa trenta minuti di sonno sulle spalle delle ultime ventiquattro ore.

Meglio partire dal viaggio. Da Milano a Torino con partenza alle ore 7.45 di sabato mattina.


Il già direttore del mensile maschile mi attende a un distributore di benzina a Milano nord, ci siamo accordati per andare insieme al Salone. Arrivo puntuale e partiamo. Non ci vedremo per il resto della giornata e il viaggio scollina raccontandoci le nostre vite degli ultimi due anni. Interessanti, la sua di sicuro: la mia non so. Ignorando ogni limite di velocità nel giro di tre quarti d'ora circa da Milano siamo al Lingotto.

Appena arrivati al parcheggio ci separiamo. Io incontro un paio di persone del Saggiatore, lui un altro amico, entriamo. Ero stato l'ultima volta al Salone di Torino nel 2007, o nel 2008. Non è poi così enorme: almeno se avete visto qualche salone dell'auto. Ma che c'entrano auto e libri? Nulla e tutto. Di certo appartengono secondo alcuni al variegato insieme delle merci. Ma le auto sono merci. E i libri? Qui sì.

È proprio quello l'errore. Scriveva Giuseppe Genna su Facebook

Sul "Corriere della Sera" cartaceo (non sull'edizione web, il che dà proprio da pensare in maniera scontata) si constata il crollo dell'editoria: nel bel mezzo del Salone di Torino piombano i dati Nielsen sui primi mesi del 2012 ed è un -11.8%. In realtà chiunque operi nel settore sa che si tratta del doppio circa. Interviste agli operatori che non hanno previsto questo crollo nel corso degli anni, mentre gli intellettuali lo urlavano ai quattro venti inascoltati. Manager simili, secondo me, andrebbero cacciati, anziché essere promossi CEO. In ogni caso: tutti a dire che il mercato è cambiato, il lavoro mutato, dobbiamo essere bravissimi a fare i libri. Sbagliato di nuovo, signori dell'editoria: dovevate e dovete fare i lettori, non i libri. Per questo non ho speranze che in futuro l'Italia si riprenda nella prospettiva culturale. Dovrebbero fare altro, sì, ma non quello che pensano.


Pensateci. Ci avete pensato? Passiamo oltre.

Non è un buon periodo per i consumi culturali. Non è un buon periodo per gli editori, ma dipende che editori. La lucidità di Luca De Biase è quel che ci vuole per farvi capire il periodo che sta vivendo l'editoria:

Il pubblico, alle prese con la crisi economica, non appare troppo incline ai consumi di libri, anzi li abbassa in generale, ma sta cominciando ad aumentare gli acquisti di libri elettronici. Gli editori tradizionali sono preoccupati per il futuro del settore. In effetti, molti autori si affidano ancora a loro, ma altri tentano la strada indipendente. E le nuove piattaforme di distribuzione, da Amazon a Apple, avanzano su tutta la linea: vendono sempre di più i libri degli editori tradizionali, disintermediano la relazione tra autori ed editori, offrono con le loro tecnologie la vendita e la fruizione dei libri. Intanto, nascono iniziative editoriali che tentano di rispondere al cambiamento con una diversa capacità di sperimentazione nella progettazione dei libri.

Al Salone ci sono ovviamente gli stand dei grandi, dei medio grandi e dei medio piccini - e tra questi ultimi due la forbice, la distanza, aumenta di anno in anno: nell'editoria libraria accade un fenomeno analogo a quello che accade nella società umana: chi già sta bene, lì resta - ma solo di facciata, dietro, trema: a parte Newton Compton - chi non se la passa bene, raramente migliora - ma c'è anche altro al Salone del Libro di Torino.

Una sezione intera, un padiglione, è dedicato agli strumenti musicali - i migliori lì in giro ricostruivano strumenti medievali, arpe pazzesche e altro - nel mezzo videogiochi in cui code di persone attendono di poter ballare davanti a uno schermo cui collegata c'è una WII: molti passano di lì solo per potere uscire in pieno sole a fumare o a prendere un panino carissimo in uno dei punti ristoro e lì incontro altra gente.

"Ma questo è l'ultimo salone, vedrai l'anno prossimo che arriva Amazon. Magari manco lo fanno" dice una e non so se crederle o meno. L'altra aggiunge "Ma quest'anno mi sembra ci sia meno gente". L'altra ancora "Gli chiedi - agli editori, ndr - se hanno paura di Amazon, ti dicono che no, certo. Poi però vedi che gli balla l'occhio" perché mentono, ne sono ovviamente terrorizzati. Vado quindi a parlare con Amazon, ma è tutto inutile perché la sincronicità junghiana mi travolge e finisco a colloquio con droidi non autorizzati a parlare con la stampa, oppure con droidesse leggermente più umanizzate, ma comunque non autorizzate alla favella. "Abbiamo policy molto severe a riguardo". Severe come un codice binario, più o meno. Alla fine l'unico che potrebbe dirmi qualcosa - autorizzato a farlo - è malato in albergo.

Così abbandono gli eBook e vago random oltre lo stand Amazon zeppo di Kindle e zeppo di gente. Mi fermo a parlare in uno stand che c'entra poco e moltissimo con un salone dedicato ai libri. Quello del Comune di Mondovì. C'è una faccia bella e nessuno che ci parla, e c'è una macchina per la stampa di centocinquant'anni fa. Arriva dal museo della stampa di Mondovì, dove ritengo molto probabile valga la pena di fare un giro in futuro. Tra tutto quel che mi racconta e registro mi resta in mente la malattia professionale dei tipografi di una volta, quelli che lavoravano col piombo. Le pagine un tempo composte con caratteri "fisici" - parenti anziani da bambino mi raccontavano di tuffi nel naviglio, dove c'era la redazione del Corriere, sguazzando nei piombi smaltiti dalla tipografia di via Solferino - e quella malattia è il saturnismo. Una malattia professionale che secondo quanto riporta il dizionario Treccani

è costituita principalmente da anemia, coliche addominali, dolori articolari e, nelle forme più gravi, anche da disturbi nervosi.

Cos'è il saturnismo dei nostri giorni? C'è, lo sento. Ma lo capiremo tra vent'anni, se nel frattempo non saremo diventati così scemi da doverlo chiedere a Google. Incontro Andrea Coccia, lanciamo burle in cui indichiamo focaccine inesistenti su Twitter e nessuno abbocca, ma poi capita la cosa più importante del salone e la capisco con lui, mentre cerca invano un bancomat, ma tutti i bancomat del Salone hanno terminato il denaro.

Tutti. E al salone sono finiti i soldi.

Medito sulla perfetta allegoria e sulle coincidenze che non esistono, e sul denaro terminato al Lingotto e offro il pranzo a Coccia - a proposito: MI DEVI VENTI EURO - e sui soldi che sono finiti, mentre mi aggiro tra stand di self publishing e di autori minuscoli. Scruto lo stand della Gran Loggia d'Italia.

L'ingresso della massoneria al Salone del Libro mi stuzzica e ci tornerò dopo, ma prima mi fermo a parlare con Alberto Asor Rosa. Di quel che mi dice, teniamo questo:

Un salone ricco: più dell'anno scorso malgrado la crisi, c'è un sacco di gente, questo è l'aspetto che mi ha colpito forse di più, una tendenza a comprare che è veramente contraddittoria con l'aria di crisi che si respira intorno al salone. I consumi culturali non stanno affatto bene, nelle librerie si vende poco: perciò questa, che tuttavia è una notizia che dovrebbe essere confermata dai dati, mi pare molto positiva.

Lo scontrino medio al salone è intorno ai 60 euro - chissà quest'anno - insomma, si compra molto. È un'occasione per le case di rifiatare su più livelli, ma è fin banale dire che cambia poco o nulla per i bilanci. Saluto Asor Rosa e incontro Vanni Santoni. Ci si conosceva online da tempo, ma non ci si era mai visti dal vivo.

Celebriamo l'incontro con un minivideo per Booksblog

Il mio tempo al Salone del Libro di Torino sta per scadere, è già pomeriggio: decido di sprecare preziosi minuti allo stand massonico della Gran Loggia d'Italia. La proverbiale cortesia massonica porta uno dei presenti con cui scambio due parole a chiamare Matteo Bortolotti, scrittore e sceneggiatore bolognese, che proprio sulla massoneria sta per pubblicare un volume. Per documentarsi è andato alla fonte: e alla fine gli hanno pure chiesto di entrarci.

Suona il telefono e devo scappare di nuovo a Milano.

Missione non so dire se compiuta o meno, non spetta a me giudicarlo. Ma missione terminata.

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