E-book nelle scuole, cosa ne pensa il ministro Giannini

Il neo ministro all'Istruzione parla di queste tecnologie come di "priorità non sostitutiva".

E-books a scuola, sì o no? E' una proposta che viene avanzata ogni tanto, all'interno delle varie riforme ministeriali sull'istruzione, che poi però vengono lasciate in disparte. Se la scelta è attualmente a discrezione delle scuole di adottare testi su formati elettronici, il provvedimento ufficiale che ne dava il via libera è rimasto appeso, ingarbugliato in una serie di inefficienze e mancanze delle indrastrutture.

Sulla priorità della tecnologia all'interno delle classi, il neo ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ha dichiarato, in un'intervista sul Corriere della Sera, che la tecnologia nella scuola deve essere considerata come "una priorità non sostitutiva". Il nuovo Ministero quindi dice nì alla scelta dei dispositivi elettronici di lettura in sostituzione dei libri cartacei. Aggiungendo: "Ho l’idea che se spariscono i libri, forse sarò anche un po’ datata, non vada bene". La cultura, quindi, si deve sentire, anche fisicamente, "A scuola senza zaino? No, deve esserci anche un contatto con la dimensione cartacea della cultura" approvando invece "la tecnologia che collega la scuola col mondo ma non la vedo sostitutiva del patrimonio che abbiamo".

L'ultima volta che si era parlato di e-book a scuola, era stato con il governo Letta, che aveva rinviato di un anno, rispetto alle norme già scritte per l'Agenda Digitale, la sostituzione delle nuove tecnologie al posto della carta entro il 2015-2016. Il rinvio del ministro Carrozza si collegava al provvedimento preso in precedenza dall'altro ministro, Francesco Profumo, che prevedeva che a partire dall'anno scolastico 2014/2015 le scuole avrebbero dovuto adottare solo libri digitali o al massimo un sistema "misto", cioè cartaceo e digitale. Anche questo decreto, in realtà, conteneva una deroga al suo interno, considerata indispensabile per permettere alle scuole di uniformarsi al sistema. E considerando l'enorme gap tra istituti, trasformare la scuola italiana in una scuola 2.0 non è cosa facile.

In una vecchia intervista su Il Fatto Quotidiano, Giorgio Palumbo, Presidente del Gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori, spiegava quali erano - e sono tuttora - i problemi legati a questo provvedimento, problemi che rendono il passaggio dal cartaceo al digitale praticamente impossibile. Intanto, non si parla di e-reader (dispositivi economici con uno schermo senza retro-illuminazione e funzioni limitate alla visualizzazione di testo e immagini) ma di tablet, che permettano “contenuti interattivi e multimediali, fruibili via Internet sia in classe che a casa”. Dispositivi quindi più costosi, con un sistema di retroilluminazione che dopo qualche ora dà fastidio all'occhio e soprattutto non adatto a tutte le strutture scolastiche e a tutti i portafogli. Non tutte le scuole, innanzitutto, hanno una connessione, e se ce l'hanno non è capace di "reggere" tutti gli studenti e gli insegnanti presenti in un edificio (parliamo il più delle volte di migliaia di persone).  Così, i vantaggi della digitalizzazione, in termini economici e di salute - numerose le condanne ai maxi zaini che gli studenti sono costretti a portare in spalla ogni giorno, con non pochi danni alla colonna vertebrale - rimarrano nel cassetto ancora per molto.

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