L’arte di correre di Haruki Murakami: il libro che Renzi ha portato al Senato e alla Camera

Tanto al Senato quanto alla Camera, Matteo Renzi aveva con sé il libro “L'arte di correre” di Haruki Murakami. Di cosa parla questo testo?

Agli occhi indiscreti di telecamere e macchine fotografiche non è sfuggito che il premier Matteo Renzi, nel chiedere la fiducia al suo governo tanto al Senato quanto alla Camera, aveva con sé, oltre a fogli, appunti e computer, anche un libro. Il testo è L’arte di correre di Haruki Murakami e l’edizione che Renzi aveva sottomano è quella di Einaudi Super ET.

L’arte di correre è una sorta di autobiografia di Haruki Murakami, scritta tra il 2005 e il 2006: l’autore usa lo stratagemma della corsa (e in particolare della maratona) per raccontare, di fatto, la sua storia personale e di artista. La corsa diventa, quindi, una metafora della scrittura, come leggiamo nel romanzo (traduzione di Antonietta Pastore):

Scrivere un libro è un po' come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.

L’arte di correre di Haruki Murakami: il libro che Renzi ha portato al Senato e alla CameraL’arte di correre si profila, in questo modo, come una riflessione sul talento, sulla creatività e, più in generale, sulla condizione umana. Lo stesso autore scrive nella prefazione al suo libro:

Già da una decina d’anni desideravo scrivere un libro riguardo alla mia attività di maratoneta, ma tra un dubbio e l’altro il tempo è passato senza che prendessi la penna in mano […] Un giorno però mi sono detto: “Perché non cerco di mettere per iscritto, nel modo che mi viene più spontaneo, ciò che mi passa per la mente, ciò che sento? O per lo meno perché non comincio da lì?”

A commento di questo libro di Murakami mi è tornato in mente un pensiero di Tito Faraci:

Correre è un po’ come scrivere. Una cosa che tutti fanno. E che tutti, quindi, pensano di sapere fare. E guai a dire che non è così. Che non è così semplice. Che c’è una bella differenza tra farlo a un livello minimo necessario e farlo sul serio. Perfino un imbranato come me – che corre giusto dietro al tram con l’agilità di una cassa di mattoni – mal sopporta osservazioni al riguardo.

Certo, Matteo Renzi che ha con sé un libro mentre chiede la fiducia al Senato e alla Camera può essere letto come un bel segno che almeno la lettura non è poi una cosa tanto assurda come alcuni vogliono farci credere. L’arte di correre, per strada, tra le righe di un libro e, vista la situazione, tra le fila della politica non è certo facile: per correre, per scrivere, per leggere c’è bisogno di allenamento. Anche per fare politica.

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