"Il torto del soldato" di Erri De Luca

Il torto del soldatoUna figlia che si spoglia, letteralmente, assorbendo, fin nelle viscere, il peso del segreto assurdo e necessario, nel quale è nata. La protagonista de "Il torto del soldato" di Erri De Luca, mantiene una straordinaria distanza dalla storia che l'ha creata, dalla vicenda nera che perseguita quel genitore troppo vecchio e testardo per arrendersi. È proprio lei che lo segue, lei che lo preferisce alla madre, e lei che se ne prende cura. In una maniera silenziosa e quasi ascetica, ma non rassegnata, accoglie quel padre dal passato ingombrante e dagli oscuri misteri che lo perseguitano ovunque.

Sotto una copertina rossa e spessa, che nasconde pagine ruvide, sta la storia di una donna, e di due uomini. Di una giovane austriaca, di un criminale di guerra ossessionato dalle corrispondenze della kabbalà, e dello stesso Erri De Luca, incarnazione del ragazzo ischitano che le ha insegnato il nuoto sul pelo dell'acqua e l'arte del galleggiamento. Partita assurda di somiglianze asimmetriche, che si staglia sul limitare di uno scontro muto tra i ricordi dell'infanzia e la scoperta atroce della verità. Emet in yiddish, lingua disperatamente viva, custodita in un udito esacerbato e con l'odio della sopravvivenza iscritto dentro. Una novella tutt'altro che buona, incisa nell'ombra angosciosa della persecuzione e costantemente ritrovata, nel susseguirsi di segni e di passaggi evidenti, ossessione dello scrittore e dell'anima tormentata che lo fronteggia come "Il Nemico".

Comunque definisse il suo servizio in guerra, comunque lo riducesse agli effetti di una sconfitta, per me restava certa e senza appello la sua colpa. Gli ho opposto la mia volontà di non volere alcuna spiegazione.
Se le cose stanno come dice lui, il torto del soldato è l'obbedienza.
Credo mi abbia frainteso per il resto della vita insieme. La mia cura per lui aveva bisogno del malinteso. Svelarlo ci avrebbe scagliato uno contro l'altra. Mia madre fu sua complice, oltre che compagna. Lo amò sapendo chi era, accettando clausole e conseguenze. Io ho accettato il posto di figlia senza patto di complicità. Se lo ha creduto un fatto e un punto fermo, è appunto il malinteso che ci ha permesso di vivere insieme.

Via | lafeltrinelli.it

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