Quattro poesie di Michelangelo nel 450 anniversario della morte

In occasione dell'anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti vi propoponiamo quattro sue poesie.

Il 18 febbraio di quattrocentocinquanta anni fa, si era nel 1564, moriva a Roma il grande Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore, architetto, poeta nonché indiscusso protagonista del Rinascimento italiano e uno dei più grandi artisti di sempre.

Qui su Booksblog lo ricordiamo con alcune sue Rime. Michelangelo stesso considerava le sue opere poetiche come una “cosa sciocca”: e già questo la dice lunga sulla sua grandezza a differenza di molti “poeti” di oggi che cantano e decantano le proprie composizioni, spesso di bassissimo livello, come se fossero il meglio che la cultura italiana abbia mai proposto. Ma ritorniamo nel seminato.

Eccovi quattro poesie di Michelangelo tratte dalle sue Rime. La prima è la numero 32, che potete ascoltare in video recitata da Vittorio Gassman. Poi vi propongo la numero 7

Chi è quel che per forza a te mi mena,
oilmè, oilmè, oilmè,
legato e stretto, e son libero e sciolto?
Se tu incateni altrui senza catena,
e senza mane o braccia m’hai raccolto,
chi mi difenderà dal tuo bel volto?

Segue la 102, uno dei componimenti più bella dell’intera raccolta, a mio modo di vedere:

O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.

Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.

O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;

tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Quattro poesie di Michelangelo nel 450 anniversario della morte

E infine la Rima 151, indirizzata a Vittoria Colonna e basata su un'originale meditazione sul valore dell'arte.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.

Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;

se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

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