Una riflessione sulla letteratura da "Il libro dell’inqueitudine" di Fernando Pessoa

"I bambini sono molto letterari, perchè si esprimono come sentono e non come devono sentire."


Ma cos’è, poi, la letteratura? Qual è il senso di una pagina scritta, di quel turbinio di parole capace di fissarsi dentro di noi per sempre? Cosa spinge lo scrittore a buttarsi in un lavoro simile, cosa gli permette di creare un mondo vivo e autosufficiente a partire dalla pagina bianca?

Fernando Pessoa ne Il libro dell’inquietudine (Newton, 2010), scrive che:

pessoa"Tutta la letteratura consiste nello sforzo di rendere reale la vita. Come tutti sanno, anche quando agiscono senza saperlo, la vita è assolutamente irreale, nella sua realtà diretta; i campi, le città, le idee, sono cose assolutamente fittizie, figlie della nostra complessa sensazione di noi stessi. Le impressioni sono tutte intrasmissibili se non le rendiamo letterarie. I bambini sono molto letterari perché si esprimono come sentono e non come deve sentire chi sente come se fosse un’altra persona. Un bambino che ho sentito una volta, volendo dire che stava per piangere, non ha detto “Ho voglia di piangere”, che è come si esprimerebbe un adutlo, ma “Ho voglia di lacrime”. E questa frase, assolutamente letteraria, […], riferisce definitivamente la calda presenza delle lacrime che sgorgano dalle palpebre coscienti dell’amarezza liquida. […] Dire! Saper dire! Saper esistere attraverso la voce scritta e l’immagine intellettuale! Tutto questo è quanto vale la vita: il resto sono gli uomini e le donne, amori immaginati e vanità fittizie, sotterfugi della digestione dell’oblio, persone che si dimenano, come animaletti, quando si solleva una pietra, sotto il grande macigno astratto del cielo azzurro senza senso.”

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