Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela Marzano

Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela MarzanoForse non ci siamo posti le domande proprio in questa maniera, ma quelle da cui parte Michela Marzano nel libro Cosa fare delle nostre ferite? probabilmente ci hanno interpellato qualche volta:

Si può sul serio ridurre una persona a una “somma” di “competenze” più o meno sviluppate? Si può sul serio comprendere l'essere umano senza prendere in considerazione la sua fragilità e le sue ferite? [...] Che cosa significa accettare, che cos'è l'altro? Accettare l'altro significa integrarlo? Si può dire che ci sia coincidenza tra accettazione e integrazione? Cosa si intende per “integrazione”?

L'autrice - direttrice del dipartimento di scienze sociali e ordinario di filosofia morale presso la Sorbona di Parigi – con uno stile semplice e diretto cerca a rispondere a queste domande e, in generale, a quella che dà il titolo a tutto il libro: Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l'accettazione dell'altro (a cura di Riccardo Mazzeo, Erickson edizioni - in libreria in questi giorni).

L'aspetto che rende più interessante questo testo, oltre a una semplicità di linguaggio (propria della collana I mattoncini in cui viene pubblicato) è il dato esperienziale da cui parte. L'autrice, infatti, racconta di se stessa:

Se dovessi “riassumere” la mia vita in una frase, per lo meno così come è stata fino a una ventina d'anni fa, direi che si è trattato della storia di una “riuscita”. Ero riuscita in “tutto”. Per lo meno da un punto di vista sociale... ero stata la “prima della classe”. L'orgoglio dei miei genitori e dei miei insegnanti. Ero stata accolta alla Normale di Pisa. Avevo portato brillantemente a compimento il mio percorso universitario. Ero stata “programmata” per diventare un “animale da concorso” er ero riuscita a diventarlo... Poi, in modo inaspettato (per tutti: genitori, insegnanti, amici, me stessa), si verificò la caduta... la disperazione... la traversata dell'inferno... [...] Senza alcuna ragione apparente, dall'oggi al domani, ero “caduta” nell'incubo dell'anoressia [...] A poco a poco, sono stata risucchiata dal vuoto.

La riflessione della Marzano prosegue su questa linea, riuscendo a coinvolgere l'attenzione del lettore perché racconta di esperienze vissute. Non siamo di fronte a un capitoletto di arida filosofia manageriale che si basa su frasi più o meno a effetto (da notare che la Marzano ha pubblicato con Mondadori Volevo essere una farfalla, in cui racconta della sua anoressia).

Delle tre parti di cui è composto il libro (Fare i conti con le nostre ferite; L'accettazione dell'altro; Che cos'è la fiducia?) ho trovato particolarmente interessante la seconda, quella in cui si parla dell'accettazione dell'altro, forse anche per le mie esperienze di vita.

Fino a che non si accetta quella parte di noi, quella più fragile e vulnerabile – quella che per tanto tempo non si riesce nemmeno a nominare, perché si fa di tutto pur di corrispondere perfettamente alle aspettative altrui e all'immagine di perfezione che gli altri proiettano su di noi – non solo ci si distrugge, ma si ha anche la tendenza a essere intolleranti nei confronti dell'alterità, che rinvia a quella parte di sé che non si riesce ad accettare... che non di “deve” accettare...

Michela Marzano
Cosa fare delle nostre ferite?
La fiducia e l'accettazione dell'altro

Erickson, 2012
ISBN 978-8-590-0007-5
pp. 80, euro 8,00

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