Tre incipit della serie “Jack Ryan” per festeggiare il compleanno di Tom Clancy

Tre incipit della serie Jack Ryan per festeggiare il compleanno di Tom Clancy

Tom Clancy, il padre del techno-thriller (insieme a Craig Thomas e a Michael Crichton) compie oggi sessantacinque anni. Singolare la sua avventura di scrittore: da sempre appassionato della scrittura, nella vita faceva tutt'altro (il broker), fino a quando non venne a conoscere la storia della defezione di un sottomarino sovietico che gli diede l'input per scrivere La grande fuga dell'Ottobre Rosso. Ed è diventato un autore di culto, tanto che le sue idee sono prese in considerazione anche dagli analisti dell'esercito statunitense.

Dai suoi libri sono stati tratti diversi film (basti pensare a Caccia a Ottobre Rosso di John McTiernan - 1990) e ad essi si ispirano anche vari videogame. Anzi, Clancy ha curato direttamente la sceneggiatura di diversi videogiochi della Ubisoft che ha acquistato dall'autore stesso i diritti di uso esclusivo del suo nome per lo sviluppo dei giochi.

Il dr. John Patrick Ryan – abbreviato in Jack Ryan – è il personaggio principale di una serie di romanzi di Clancy. Per celebrare il compleanno dell'autore vi proponiamo gli incipit di tre romanzi della serie Jack Ryan: Senza rimorso (1993), La grande fuga dell'Ottobre Rosso (1994), Rainbow Six (1998).

Senza rimorso

Novembre
Camille era stato l'uragano più violento che si fosse mai visto, il tornado più devastante della storia. Su una cosa non c'erano dubbi, pensò Kelly indossando le bombole per prepararsi all'ultima immersione: aveva messo completamente fuori uso la piattaforma petrolifera. Con la sovrastruttura del tutto distrutta e i quattro massicci piloni che la sostenevano piegati e ritorti, sembrava il giocattolo rotto di un gigante bambino. Tutto quello che si poteva togliere senza correre rischi era già stato rimosso e calato con una gru sulla chiatta che serviva da base per le immersioni. Dell'intera struttura era rimasto solo lo scheletro, che ora lasciava ampiamente intravedere cielo e mare, e che presto sarebbe diventato una sontuosa dimora per i pesci: questo pensava Kelly, salendo sulla lancia che doveva portarlo sul luogo dell'immersione. Lo avrebbero assistito altri due sommozzatori, ma la responsabilità della missione era sua.

La grande fuga dell'Ottobre Rosso

Venerdì 3 dicembre.

Ottobre Rosso.

Il capitano in prima della Marina sovietica Marko Ramius era vestito per il clima artico tipico di Poljarnij, base sottomarina della flotta settentrionale: cinque strati di lana e tela cerata. Un sudicio rimochiatore stava voltando la prua del suo sommergibile verso nord, ossia verso l'uscita del canale. Il bacino che aveva ospitato il suo Ottobre Rosso per due interminabili mesi era ora una cella di cemento piena d'acqua, una delle tante appositamente costruite a protezione dei sottomarini strategici lanciamissili dalla crudezza delle condizioni atmosferiche. Sulla banchina, un gruppo misto di marinai e portuali osservava l'uscita del sottomarino con flemma tipicamente russa, senza agitar di mani né evviva.

Rainbow Six

John Clark aveva passato più ore sugli aerei della maggior parte dei piloti professionisti e conosceva le statistiche quanto loro, ma non gli andava ancora giù l'idea di attraversare l'oceano su un bireattore. Quattro era, secondo lui, il numero giusto di motori, perché perderne uno significava perdere solo il venticinque per cento della potenza disponibile, mentre su questo Boeing 777 della United significava perderne la metà. Forse era la presenza della moglie, di una figlia e di un genero a renderlo un po' più teso del solito? No, non era teso, almeno non per il fatto di volare.

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