Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick. Rimedi antinausea per San Valentino

Un libro che mobilita ogni strumento critico e argomentativo a favore dell'infelicità.


In questi giorni potrebbe essere che cuori di cioccolato e promozioni per due nei centri estetici vi abbiano dato la nausea. Capita spesso, con l’approssimarsi della metà di febbraio, e con l’arrivo di quella festa che non vorrei nominare, ma devo nominare per forza, insomma San Valentino.

Se, dicevo, siete lì lì per mollare le ultime resistenze e lasciarvi conquistare (o devo dire comprare?) dalla festa dell’amore, ma ancora in tempo per ribellarvi con il cuore (mai termine fu più appropriato) a quella che percepite come un’imposizione commerciale, potrebbe essere il momento giusto per leggere questo articolo, e approfittare dell’occasione per fare molto di più: trasformare una semplice ribellione al San Valentino in una vera rivoluzione dark, con tanto di revisione critica dei concetti che davate per scontati.

Già su Booksblog vi sono stati suggeriti 3 libri contro il San Valentino, come Rimedi contro l’amore (Marsilio Editore), che insegnare a liberarsi dal sentimento stesso. Qui invece vogliamo combattere la felicità, parliamo quindi del libro Istruzione per rendersi infelici, (Feltrinelli, 2011), di Paul Watzlawick (nell'intervista sopra) . Non si tratta, intendiamoci, di combattere la felicità vera, ma il concetto di felicità così come ci viene passato: diciamo cioè quella convenzione sociale che vuole inculcarci a tutti i costi  certezze prestabilite e condivise, come quella che la felicità vada volontariamente ricercata e conquistata, che sia connessa all’amore, con tanto di decaloghi di guru e maestri di vita per imparare tutto questo.

Come qualunque imposizione, anche qualcosa di auspicabile come la felicità (o meglio l’idea che ci è stata inculcata di essa) diventa insopportabile e nauseante, almeno quanto un grosso cuore rosso stampato su un biglietto di auguri per il 14 febbraio. Il libro di Watzlawick sprigiona allora tutte le armi critiche e argomentative per insegnare a perseguire l’infelicità. Ovviamente si tratta di una provocazione, il cui obiettivo non è renderci davvero infelici, ma dimostrare che la felicità si può ottenere anche attraverso strade diverse, forse opposte rispetto a quelle socialmente date per scontate. Chiaro, no?

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