Prigioni e Paradisi, di Colette

PRIGIONI E PARADISIQuando stupirmi sarà l'ultima cosa che avrò da apprendere, allora sì che sarò contenta di invecchiare.

Sono stati per me una piacevolissima lettura, gli scritti inediti di Colette (1873-1954) raccolti in questo Prigioni e paradisi, datati 1912-32. Ho trovato davvero gustosi i brani sul suo culto per il vino e le sue “recriminazioni” contro la cucina francese, o lo sbeffeggiamento delle noiose “merendine” per i bambini.

Ma ci sono anche i viaggi in Provenza o il rapporto con gli animali, ad esempio, con le prove di libertà a cui sottopone un bel bulldog femmina o uno scoiattolo. "La mia gatta mi da del “tu” e io del “voi”. Non sappiamo viverci”, scrive, prima di raccontare come una lucertola si abituò ad essere una degna compagna dei suoi pranzi solitari.

E poi – tanto per citarvi i miei brani preferiti - c'è un ritratto di Chanel, un bell' elogio della cenere, (“il fiore del fuoco, la sua spuma bianca, l'inseparabile e imponderabile peluria”), un flusso di coscienza in stato febbrile e un vaticinio su un futuro dominato dal dio frigorifero.

Non si tratta di memorie né di stralci diaristici però: piuttosto, di semilavorati basati su materie prime in apparenza ordinarie, nel tentativo, spesso, di squarciare gli orizzonti che circondano i sensi. In primis nella lucida osservazione della natura, ambito nel quale l'occhio che guarda si frantuma in miriadi di particolari impossibili da incanalare in righe d'inchiostro, fosse anche solo il movimento elegante di una coppia di pavoni, che “...mi coinvolgono come un sogno a colori, come una meteora che rilascia una scia mmaginaria nella notte, come il mare fosforescente; come tutto ciò che folgora, si spegne e sfida ogni descrizione” .

Di sicuro è inarrivabile per la scrittura l'impresa di catturare la vitalità degli animali, di tutte le mille creature che “si prendono gioco della povertà dei mezzi che noi utilizziamo per riprodurli”. E che dire dei nostri tentativi di comprendere i semplici fiori? “La più profonda conoscenza...lascerà spazio alla più profonda inquietudine”.

Eppure la realtà si rivela allo sguardo di chi sa stupirsi, messaggera dell'invisibile, frammento in cui si rispecchia la vanità di cui è preda l'animo umano, il coraggio (la “fiducia che rende intrepidi”), e la sete di libertà che leggi negli occhi di uno scoiattolo tenuto in cattività che sguinzagli per il giardino, donandogli un nuovo paradiso terrestre.

O di come l'imperturbabile sguardo di una pantera in gabbia può essere specchio di quello di una donna. Che riesce a nascondere dietro agli sguardi "segnali di richiamo in lontananza, armi per celare una vulnerabilità non voluta”.

Colette
Prigioni e paradisi
Del Vecchio ed.
13 euro

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