È nata una star?, di Nick Hornby. Leggi su Booksblog i primi due capitoli

Ã? nata una star?, di Nick HornbyÈ nata una star? è un romanzo di Nick Hornby che racconta di come una madre scopre che suo figlio è una pornostar, con tutti gli annessi e connessi. Da questo libro è stato tratto il film omonimo, per la regia di Lucio Pellegrini. Sul set ci sono Rocco Papaleo, Luciana Littizzetto e Pietro Castellitto, figlio di Sergio, nei panni del figlio superdotato.

Nick Hornby è uno dei più grandi autori inglesi contemporanei, ironico e magnetico, che ha segnato l’immaginario di varie generazioni. Pubblicato in Italia da Guanda, ha venduto qui da noi oltre 2 milioni di copie. Tra i suoi titoli ricordiamo Un ragazzo, Alta fedeltà, Come diventare buoni, Tutto per una ragazza.

In occasione dell'uscita del film (al cinema dal 23 marzo), Booksblog vi propone i primi due capitoli del romanzo È nata una star? Magari potrebbe essere utile leggere il libro e poi vedere il film (o anche il contrario), per valutare quanto cambi il racconto nei due mezzi narrativi. Intanto, buona lettura!

Nick Hornby, È nata una star?

Capitolo 1

Ho scoperto che mio figlio era una pornostar quando Karen, la vicina di casa, ci ha lasciato una busta nella buca della posta. Nella busta c’era un video e un biglietto. Il biglietto diceva:

Cara Lynn,
non è mia abitudine lasciare film sconci nella posta altrui. Ma ho pensato che a te e Dave questo potesse interessare! Devo aggiungere che non è mio! Venerdì sera Carl è andato a casa di un amico con cui era uscito a bere qualcosa. L’amico ha messo su questo video, sai come sono i ragazzi... E Carl ha individuato «Qualcuno » che forse conosci. Ha riso come un matto. Non ne avevo idea! Ha preso dal padre? Se è così, che tomba sei stata!
Baci,
Karen

Chi doveva scoprirlo se non lei? Quella cavolo di Karen. Fa l’infermiera all’ospedale. Così sa tutto di tutti. E qualsiasi cosa venga a sapere, la comunica al primo che incontra. Non importa
se non sono affari suoi o se all’altro non gliene frega niente. Aveva saputo che Dave si era fatto vasectomizzare più o meno dieci minuti prima che lo sapessi io. Cinque minuti dopo lo sapeva mezza città. Tutto deve passare attraverso di lei. Così era destino che proprio suo figlio vedesse il film di Mark. In un altro modo non poteva andare. È la legge, da queste parti.

Quando ho raccolto la busta ero sola in casa. Dave non era ancora tornato dal lavoro. E Mark il mercoledì, dopo la scuola, gioca a calcetto. Ho aperto la busta sul tavolo della cucina, ho letto il biglietto e poi ho guardato il video. Si intitolava... Be’, se devo raccontare questa storia, sarò costretta a usare parole che potrebbero offendervi. Ma se non le dirò non capirete che colpo è stato per me. Il film si intitolava La leggenda del re trombatore. Sulla copertina c’era una foto di Mark. Era in piedi dietro una donna con due tette immense. E aveva le mani sopra le tette, così non si vedeva proprio tutto.

Mi sono sentita tremare le ginocchia. Non mi reggevo in piedi. Respiravo a fatica. In quel momento, non avendo visto il video, potevo ancora credere che mio figlio non ci facesse granché, in quel film. Potevo pensare che se ne stava dietro donne in topless a coprirgli le tette con le mani e basta. Forse per un attimo mi sono detta che Mark faceva solo il galantuomo. Una povera ragazza era stata beccata col seno scoperto, ma per fortuna c’era Mark a coprire le sue vergogne... Sapete com'è quando si hanno dei figli. Di loro si pensa il peggio solo quando non c'è scelta.

Non riuscivo a farmene una ragione. Mark, pensavo. Il mio Mark! Mark, seduto al tavolo della cucina a cercare di fare i compiti di inglese. Erano tanto difficili, per lui, che si mordeva tutta la biro, sera dopo sera. Sulle prime non capivo perché questo ricordo rendesse quel video così incredibile. Dovevano esserci milioni di persone che si spogliavano per guadagnarsi da vivere. E probabilmente tutte, dalla prima all’ultima, avevano qualche difficoltà con i compiti di inglese. O invece cercavo solo dei pretesti? Si poteva essere il primo della classe in inglese e finire a fare la star in un film che si intitolava La leggenda del re trombatore? Difficile da immaginare, no?

Ma poi ho capito come mai mordere la biro non mi sembrava quadrare con la carriera di pornostar. Mark non... be’, non ha mai brillato in niente. Sta cercando di diplomarsi in Turismo e tempo libero per andare a lavorare in un centro sportivo. Ma arranca. Temiamo che per lui sia troppo difficile. Abbiamo paura che abbia puntato troppo in alto. Comunque, quando l’ho visto su quella copertina ho capito che ci eravamo abituati a considerarlo... non so. Niente di speciale. Be’, certo, è speciale perché è nostro figlio. Ma avevo l’impressione che le parole che gli avevamo detto più spesso negli ultimi anni fossero state: «Non fa niente». Pagelle, risultati degli esami, domande di lavoro, selezioni di calcio, ragazze: «Non fa niente», «Non fa niente», «Non fa niente».

Non avevo mai visto veramente un film porno. Solo quelle cose che passavano in tivù quando eravamo stati in vacanza in Spagna e avevamo scoperto quel canale tedesco via cavo. Ma mettiamo che mi avessero detto che Mark ne aveva fatto uno. E mettiamo che mi avessero chiesto di indovinare che ruolo interpretava. Avrei risposto che interpretava il ruolo del marito che scopriva la moglie a letto, non so, con l’idraulico. Mai avrei pensato che potesse essere in copertina. Triste, vero, quanto poco si creda nei propri figli?

Così, adesso dovevo abituarmi a questa nuova vita. Una nuova vita in cui Mark aveva un marchio di distinzione. Una vita in cui c’era qualcosa che lo rendeva diverso da tutti gli altri. Ma quel qualcosa, ancora non sapevo cos’era. E l’altro colpo in arrivo era proprio questo.

Locandina del film Ã? nata una star?Capitolo 2

Lo so, vi sembrerà strano, ma probabilmente era dal giorno in cui Mark era nato che non pensavo al suo pene. E devo dire che non ci avevo pensato tanto nemmeno quel giorno. Quella però era stata l’ultima volta che la cosa aveva avuto una certa importanza. Perché il giorno in cui era nato, il suo pene era lui – non so se mi spiego. L’ostetrica lo aveva preso in braccio e aveva detto: «È un maschietto». Avevo guardato: sì, era un maschio. Fu così che Mark fu Mark e non Olivia. Perché se non avesse avuto il pene sarebbe stato Olivia. Da allora... be’, gli ho sempre fatto il bagnetto e tutto quanto finché non è stato in grado di lavarsi da solo. Dopodiché, fine. I rapporti si sono esauriti. Quando cominciò a uscire con le ragazze, io e Dave ci chiedevamo se ci andava a letto. Ma non ho mai pensato veramente a quella parte del suo corpo. Dissi a Dave di parlargli di contraccezione e tutto il resto. E quando pensavo alla sua vita sessuale... Be’, cercavo di non pensarci.

Una volta, un giovedì pomeriggio, quando aveva sì e no diciassette anni, entrai nella sua camera. Lui era lì con Lisa, all’epoca la sua ragazza. Non erano nudi, niente del genere. Ma nemmeno facevano i compiti. Lui la stava stoccacciando dappertutto. Uscii dalla stanza. Dopo chiesi a Dave di parlargli. Gli disse cosa sarebbe successo se avesse messo incinta una ragazza, quanto gli sarebbe costato. Avevo voluto che fosse Dave a occuparsi del problema perché – non fa niente, non fa niente – io non ne ero capace. Non dissi mai nulla. Ma avrei preferito non vedere quel che avevo visto. Era come se avessi beccato mamma e papà che lo facevano. Qualcuno, immagino, avrà scritto un libro su sesso e famiglia. Certo, è un tema importante e difficile. Ma il problema è: chi è che ha voglia di leggerlo?

Tutte cose alle quali ho dovuto pensare quando ho fatto partire il video. Ho dovuto pensare al pene di Mark, alla questione sesso e famiglia eccetera eccetera. Non ho voluto guardarlo tutto. Non ce l’avrei mai fatta. E non solo perché l’attore protagonista era Mark o perché era osceno. Era robaccia di terz’ordine, volgare e deprimente. Era una specie di versione in nudo di una vecchia sitcom degli anni Settanta. La ragazza con le tette enormi, per esempio, faceva la francese. Era un continuo «Oh là là». Praticamente non diceva altro. Ma ne ho guardato abbastanza
per capire perché Mark era in copertina. Un affare così grosso non l’avevo mai visto. Vabbé, in generale non ne ho visti molti. Ma adesso, rispetto a una volta, è più facile vederne in giro, no? Nei film, per esempio. E ho delle colleghe che hanno appeso dei poster. E poi Dave non è l’unico con cui sono andata a letto, nella mia vita. E posso dirvi in confidenza che quelli che ho visto avevano tutti le stesse dimensioni, centimetro più, centimetro meno. Quello di Mark invece... non sembrava nemmeno suo. Sembrava un effetto speciale. Per una sola ragione sapevo per certo che era reale: nessuno avrebbe mai fatto fare un film a Mark se non fosse stato per il suo coso. È assolutamente negato per la recitazione. Biascicava tanto malamente che quasi non si capiva cosa diceva. E nemmeno è uno che assomiglia a Tom Cruise. Secondo me è abbastanza carino. Ma nessuno si sarebbe dato tanto da fare per dotarlo di quel pene enorme. Alla fine bisognava ammettere che Mark qualcosa di speciale ce l’aveva. Su questo punto non avremmo mai detto: «Non fa niente».

Probabilmente starete pensando: «Un attimo. Come aveva fatto a non accorgersi di niente? Cos’è, cieca o stupida?» E mentre le immagini scorrevano, anch’io me lo sono chiesta. Le ragazze sullo schermo facevano tanto d’occhi, incredule (non che facessero solo questo, ma c’era un gran movimento d’occhi, e la cosa mi faceva piacere). Così, loro sgranavano gli occhi e io cercavo di capire se negli ultimi anni mi ero lasciata sfuggire qualche indizio.

E la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la sua avversione per le docce di gruppo. A scuola ne era nata una questione. Alla fine avevamo dovuto scrivere al suo insegnante di educazione fisica. Nessuno dei due lo aveva preso da parte per chiedergli qual era il problema. Lui ci aveva detto soltanto che non gli piacevano, che lo imbarazzavano. A Dave era venuto perfino il sospetto che fosse gay. Ma gli avevamo già trovato sotto il letto un paio di riviste di donne nude, quindi l’idea aveva poco senso.

Poi ho cominciato a pensare alla sua fissazione con i pantaloni. Aveva sempre preferito i modelli larghi. Non aveva mai usato jeans o roba del genere. E noi l’avevamo sempre preso un po’ in giro per il suo look da ragazzo perbene. Nessun ventitreenne normale ha tanti completi. Li compra nel negozio Oxfam e in posti così. E ha un mucchio di pantaloni che mia mamma definirebbe «sportivi». Avete presente? Di flanella o roba simile, con tutte quelle pieghe sul davanti. Diceva sempre che gli altri ragazzi erano trasandati. Diceva che ormai nessuno sapeva più vestirsi. Ma adesso mi rendevo conto che si era inventato quel look per tirarsi fuori da un guaio, diciamo così. Avevo sempre avuto l’impressione che il suo modo di vestire non rispecchiasse il resto della sua personalità. Non c’entrava con la musica che gli piaceva né con gli amici che frequentava. Non l’avevamo mai capito bene. Ma solo perché non avevamo tutte le
informazioni che ci servivano.

Ah, c’è di più: mi impediva di comprargli le mutande. Era stato furbo, perché diceva che non ci capivo niente di quelle cose, mutande, calze e magliette. Ma adesso, col senno di poi, mi rendevo conto che a preoccuparlo erano solo le mutande. Gli slip non gli piacevano molto e i boxer per niente. Portava solo i «boxer briefs», come li chiama lui. Sono una specie di pantaloncini aderenti ma con un taschino in cui metterlo. Mi sembra un po’ roba da esibizionisti, una di quelle cose che potrebbe mettersi uno spogliarellista. Per un po’ Dave aveva ripreso a pensare che forse era gay. Ma nel frattempo Mark era passato dalle ragazze stampate alle ragazze vere. E mi sembrava un po’ troppo, solo per provare che era etero. Noi non ci siamo mai sforzati di capire più di tanto. Aveva le sue fisime e basta. Chi non ne ha?

Ho fermato il film e sono rimasta un po’ lì seduta. Dave sarebbe arrivato da un momento all’altro. Mark sarebbe tornato dopo aver bevuto qualcosa con la squadra di calcetto. Non sapevo cosa gli avrei detto, all’uno e all’altro. Forse non dovevo dire niente. Forse potevo semplicemente andare da quella cavolo di Karen a restituirle il suo film. Potevo dirle che se si azzardava a far parola con qualcuno di questa storia, il video glielo sbattevo sulla testa. Ma sotto sotto sapevo che era troppo tardi.

Nick Hornby
È nata una star?
traduzione di Silvia Piraccini
Guanda, 2010
ISBN 978-88-235-0005-1
pp. 73, euro 10,00

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