Un giorno Jack Kerouac mi ha dato un consiglio

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90 anni fa nasceva Jack Kerouac, considerato da molti come uno dei vertici della letteratura contemporanea americana, uno di quegli autori - pochi, pochissimi - a cui un lettore accorda il raro privilegio di essere letti più volte nel corso di una vita. Io ho provato a leggere due volte Kerouac, entrambe le volte attaccando le pagine di On the Road e entrambe le volte fallendo.

La prima volta avevo 14 anni, mi ricordo che era estate e che ero in montagna con tanto tempo e poche cose da fare. Una situazione ideale per leggere un buon libro e perdercisi dentro, ma anche un'età - 14 anni - perfettamente adatta a trasformare una lettura casuale in un marchio quasi indelebile. Ma così non avenne. Mi fermai intorno a pagina 100 e pensai che, tra i due, il problema dovevo essere io, non certo Kerouac, che tutti mi consigliavano e mitizzavano.

Quattro o cinque anni dopo ripresi in mano quel libro per la seconda volta. Speravo di essere cresciuto abbastanza per capire quel che alla prima lettura non avevo capito: tutta quella voglia di perdersi, quelle droghe, quella voglia di libertà, quell'esigenza di perpetuo movimento rappresentata in parte anche da quella scrittura spontanea, apparentemente senza regole.

Superai lo scoglio della pagina cento, ma mi fermai poco dopo. Riponendo il libro sulla libreria - nello stesso punto in cui è ancora oggi - capii che non l'avrei più ripreso in mano. Capii che a me Jack Kerouac non mi diceva niente, e che non mi piaceva proprio per quella sua prosa spontanea, una sorta di vomito verbale quasi senza filtro, scritto veloce e non lavorato.

Si dice che Kerouac abbia scritto On the road in tre settimane, e spesso, sentendomelo dire, ho avuto l'impressione che dovesse suonare come un complimento. Ma a me Kerouac non piace, avrà cambiato - lo ha fatto di certo - il mondo della letteratura contemporanea entrando a piedi uniti nella sua storia, ma resta - per me - uno scrittore scarso. Eppure, anche se per un motivo molto particolare, per me è stato uno scrittore decisivo.

È grazie a lui infatti che ho scoperto i miei gusti letterari, che sono diventato un lettore maggiorenne. Quel giorno di una decina di anni fa, infatti, quando rimisi per la seconda volta On the road in libreria a prender polvere, scovai in seconda fila un libro che non avevo mai visto e che mi incuriosì. Era Finzioni, di Jorge Luis Borges, e lo lessi di filato in poco più di due ore, rimanendone affascinato. Non ho mai ringraziato pubblicamente Jack Kerouac per avermi "consigliato" Borges. E in fondo è proprio per questo che scrivo queste righe.

Foto | Flickr

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