L'armadio dei vestiti dimenticati, di Riikka Pulkkinen

pulkinnenLe relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono molti sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento.

Si merita, a mio modestissimo parere, il successo che sta avendo, questo L'armadio dei vestiti dimenticati della finlandese Riikka Pulkkinen. L'autrice, classe 1980, non è al suo esordio, visto che era già stata segnalata come una delle migliori penne del suo Paese nel 2006, per un romanzo - Raja - inedito in Italia (e che ci piacerebbe che qualche editore ci traducesse, a questo punto).

Sarà che abbiamo voglia di profondità, in questo periodo in cui la crisi economica taglia "il superfluo",e forse non solo a livello di consumi materiali. Sarà anche che il rapporto fra madri e figlie (e nonne) si presta alle declinazioni più vaste e complesse in cui è facile scorgere tratti che assomiglino alla nostra privata storia esistenziale, aiutandoci a elaborare - tramite l'identificazione - stati emotivi inespressi.

E sarà anche, diciamolo, che la maggior parte di noi ha voglia di natura e di bellezza, e la descrizione dei paesaggi finlandesi in cui ordinariamente si muovono i protagonisti del romanzo riesce a incantarci. E a compiere il miracolo, sotto le dita di Riikka, di svelarci l'ampiezza del mistero dell'amore "forte come la morte", come scritto nel Cantico dei Cantici.

Dalla fine di febbraio avevano girato in macchina ogni sera. La primavera era rosa e giallo chiaro, come sempre. Sovente Elsa lo esortava a guidare più lentamente, perchè voleva vedere meglio il cielo, le nuvole che lo attraversavano come grandi edifici. All'inizio di marzo, fermandosi al parcheggio dell'isola di Lauttasaari, udirono il canto di un merlo. Rimasero lì per un lungo attimo, seduti nella penombra, a luci spente, ad ascoltare.
"C'è davvero poco da aver paura", disse Elsa.
"Sì, non c'è da aver paura", concordò Marti.

La storia c'è, ed è quella di un segreto famigliare non detto e scoperto un giorno per caso. Elsa è malata, e vuole concedersi l'ultimo abbraccio della vita facendo quel che ha amato di più: ad esempio un pic nic vestite come donne d'altri tempi con la nipote Anna, andando a frugare fra i vecchi vestiti di quando era ragazza.

Solo che Anna per caso ne indossa uno che Elsa non avrebbe mai più voluto avere davanti agli occhi. Apparteneva ad Eeva, le rivela, senza riuscire a dire di più. E Anna, la nipote che sembra abbia sempre il peso del mondo sulle spalle, e si porta dentro un dolore che l'ha fatta rimanere per una settimana stesa su un pavimento, chiusa al mondo esterno, vuole saperne di più.

Anna che "ha avuto una vita che si è conclusa sul pavimento dell'ingresso. Un'esistenza che avrebbe voluto rendere completamente vera amando; da' tutta te stessa, avrai il mondo": proprio lei, dotata di una comunicativa naturale, della capacità spontanea di esprimere silenziosamente amore e sostegno, sarà invasa dalla voce di Eeva, e ne metterà nero su bianco, nel dettaglio, i ricordi del periodo della sua vita in cui la sua storia si intrecciò a quella di Elsa e di suo marito Martti e della figlia Ella, la madre di Anna, allora troppo piccola per ricordare.

Martti, magnetico pittore - sensibile e impetuoso, caparbio e capace di slanci - a cui il mondo non sa dire di no, nonostante lui senta di non aver fatto altro che trastullarsi, nei suoi quadri, con dei puerili castelli di sabbia. E proprio un quadro nascosto sotto quello in cui ritrae una delle sue figlie squarcerà per tutta la famiglia il velo della verità rimasta senza parole nel cuore di Elsa.

Riikka Pulkkinen
L'armadio dei vestiti dimenticati
Garzanti ed.
16.40 euro

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