L’ombrello giallo, di J.F. Rosell

ombrello gialloVi ricordate per caso quando tutti gli ombrelli erano “neri, marroni o, tutt’al più, blu di Prussia o verde scuro”? Era non molto tempo fa, mi sembra. E come fu poi che dalle fabbriche uscì fuori un ombrello giallo, quella volta, qualcuno lo sa? La storia è presto ricostruita, e le peripezie dell’Ombrello giallo, nel racconto omonimo di J.F. Rosel e Giulia Frances, è davvero carina.

Perché se uno nasce ombrello – è chiaro – non sogna altro che di sguazzare sotto la prima pioggia disponibile, o di gironzolare saldo al braccio del suo padrone. Lo sognava anche l’ombrello giallo, nato dalla scelta di un operario che, stufo del solito tran tran, aveva tirato la levetta con la scritta Tinta giallo pulcino.

Era da allora, che l’ombrello giallo aveva iniziato a sognare di diventare, un giorno, un piccolo sole in mezzo alla pioggia. Ma si era ritrovato invece (prima) al centro delle ire del responsabile controllo qualità della fabbrica e (poi) insieme a dei brutti pesci di porcellana e dei fiori di plastica fosforescente nella vetrina degli oggetti in saldo. Ma per realizzare i propri sogni, si sa, non è mai detta l’ultima parola.

J.F. Rosell e Giulia Frances

L’ombrello giallo

Kalandraka ed.

14 euro

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