"Il ribelle in guanti rosa" di Giuseppe Montesano

il ribelle in guanti rosaGiuseppe Montesano ci svela Baudelaire, ma non lo fa attraverso le dense pagine del Meridiano Mondadori, bensì in un libro che presenta già nel titolo, la sua natura ibrida. "Il ribelle in guanti rosa" non è solo un lungo ed accattivante testo di critica, scritto peraltro da un finissimo conoscitore, e nemmeno un romanzo biografico. Si tratta insomma di una narrazione scorrevole che realizza uno schizzo quasi tridimensionale dell'autore che si è meritato l'inclusione nella "pseudo-setta dei maledetti", e dell'uomo che a tratti celava. Il potenziale eversivo di Baudelaire, viene sviscerato in tutte le sue direttrici, esplorato oltre l'ignoto e fin sulla tomba del detestato patrigno.

Nelle pagine di Montesano non c'è solo il poeta insomma, il magnifico cantore dei processi e del bigottismo della Francia durante il Secondo Impero. Il Charles descritto dallo scrittore napoletano è un "ribelle" sui generis, innamorato della bellezza e dell'eleganza, ma soprattutto dandy nel più profondo dei sensi. Estraneo al ritmo delle convenzioni, estetiche o liriche che siano, senza trascurarne i portati, si è arrampicato fin nel cuore della realtà sovvertita che osservava, per metterne a nudo le croniche mancanze, e rivestirne le tisiche ossa scarne, di splendido belletto. La poesia era la sua unica amante, incarnata nei volti di donna, nascosta nelle ombre del collo di Jeanne, ma soprattutto persa nei versi.

La "brutale dittatura" del Tempo nella Chambre double era la notte che pochissimi stavano vedendo arrivare, apparsa in Francia come Secondo Impero, ma capace di travestirsi sotto molti nomi. Inchiodati al carro del tempo i nuovi schiavi, addestrati e addomesticati nel nome della liberté e della fraternité, dovevano avere un solo compito: lavorare per sbarrare i cancelli che riportavano all'eden, demolire le barricate del giugno '48, anche nella memoria, e lasciare che al posto della vita vera del giardino delle delizie si instaurasse nel mondo la sua parodia. Baudelaire non tacque sui massacri del giugno '48, non sputò sui morti, non chiuse gli occhi, non si tappò le orecchie, non si isolò nel sogno della bellezza: come gli fu rimproverato con astio ottuso dai progressisti ingenui, come gli fu attribuito per lode sciocca dai reazionari ignoranti. Parlò, ma parlò alla sua maniera: nell'ambiguità della poesia, nella smorfia stravolta del viso, nel mutismo in cui il ventriloquo dà la parola alle viscere della tenebra.

Via | librimondadori.it

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