Chiacchierata con Joe R. Lansdale

Qualche tempo fa due lettori di Booksblog, Nicola Manuppelli e Christian Dellavedova hanno incontrato Joe R. Lansdale e hanno chiacchierato un po' con lui...



Da Atto d'amore i tuoi libri sono ambientati in Texas. Sembri aver fatto tuo l'atteggiamento di Hemingway: parlare solo di ciò che si sa. In effetti la tua scrittura sembra assorbire tutti i generi letterari per adattarli a quella materia multiforme che è la tua terra. La tua scrittura è quasi un fatto fisico, una lotta. Quanto c'entra il Texas con questo? E hai un atteggiamento aperto verso ogni forma di scrittura?

Sono aperto verso ogni tipo di scrittura che mi interessi. Spesso questo però dipende più dallo scrittore che dal genere. Dipende dalla storia che sto leggendo. Il resto scorre attraverso quel setaccio che é il Texas. E' tutto ciò che so. Molte volte ciò che so è ciò che ho letto. Ma cerco sempre, in tutti i miei lavori, di portare in ugual misura il mio carico di esperienza.



Ho apprezzato moltissimo una tua affermazione in cui dicevi di esserti dispiaciuto nel momento in cui i tuoi romanzi hanno cominciato a vendere, poiché non avevi più un motivo per scrivere racconti. Tuttavia, in seguito, hai continuato a farlo. Con quali motivazioni?

Quello che dico ora è che avevo paura che il successo con i miei romanzi mi allontanasse dallo scrivere racconti o altre cose meno remunerative. Questo è vero entro certi limiti, perciò faccio un punto della situazione sui racconti almeno una volta all'anno e ora infatti una nuova raccolta è in uscita. Scrivo anche per editori più piccoli; in questo modo posso scrivere degli off-beat (letteralmente dei lanci-fuori, termine preso in prestito dal baseball) che altrimenti non sarebbero mai pubblicati nel mainstream. Sto cercando di fare lo stesso coi film. Tenere sintonizzati due canali, uno ad alto e l'altro a basso budget. In questo modo la vita è più interessante.


Hai definito Atto d'amore un libro arrabbiato. La mia sensazione è stata quella di un libro elaborato, soprattutto nei passaggi da un capitolo all'altro, con l'attenzione che si sposta dal killer all'investigatore in continuazione. Realizzare quel libro ti ha dato una sicurezza maggiore ed una velocità superiore per i successivi romanzi?

Atto d'amore, come lo chiamiamo qui, era un libro arrabbiato. Ero arrabbiato per il modo in cui le vittime venivano trattate rispetto al modo in cui lo erano i killer. Sono a favore della pena di morte per certi crimini. Credo in alcuni tipi di vendetta sociale. Mentre il continuo spostamento di attenzione nel libro è una tecnica presa a prestito dal cinema.



Dal 1985 al 1991 hai realizzato sotto lo pseudonimo di Jack Buchanan i libri della serie M.I.A. Hunter. Perché lo pseudonimo? E perché hai interrotto la serie? Aveva un ruolo sperimentale? Lo pseudonimo ha qualcosa a che fare con l'autore de I trentanove scalini?

Ne ho solo scritti tre di questi, ma a volte mi vengono attribuiti tutti. La serie era stata creata da Stephen Mertz. Stephen aveva un certo numero di scrittori che lavoravano per la serie. Ripensandoci credo che fossero dei libri davvero infelici ma ai miei inizi ero stato assunto per quel lavoro e ho fatto il meglio che potevo su di essi. Soltanto che non erano il mio genere di libri. Non ne ho mai fatto segreto. Per quanto riguarda il nome dello pseudonimo è opera di Steve Mertz, il creatore della serie, è a lui che dovete chiedere.



Poi è arrivato La notte del drive-in. Ancora oggi, in La sottile linea scura parli di drive-in. Ci sono molte situazioni chiave che tornano ripetutamente, sia nei tuoi romanzi che nei tuoi fumetti. Spesso i tuoi personaggi riesumano una bara per controllare l'integrità di un cadavere. Spesso il cadavere non è al suo posto. Non sta dove dovrebbe stare. E' una situazione che ti colpisce narrativamente o c'è un referente autobiografico? Un altro caso di questo tipo è l'insistenza sul problema snuff-movie (per ricordare due casi La notte che si persero il film dell'orrore e Freddo a luglio).


Penso che uno scrittore abbia un certo numero di personaggi e retroscena che continua ad usare, solo che lo fa in modi differenti. La notte del drive-in è stato molto importante per me, e d'altro canto, i peggiori incubi e paure che abbiamo sui cimiteri sono per lo più state generate dai libri, dalle storie e dai film horror. Più tardi mi sono proposto di muovermi più che in maniera ovvia in nuovi territori con nuove proposte. Ma non ho mai lasciato il mio cast di personaggi principale o i retroscena o gli stage originali. Fanno troppo parte di me.
Scrivo come mi riesce. Ci sono grandi persone che scrivono, ma io faccio quello che so fare ed è tutto.



La notte del drive-in è un libro molto cinematografico, soprattutto per la potenza delle immagini. Ne faresti un film? A chi lo faresti girare?


La notte del drive-in è stato opzionato di recente, ma lo era già stato prima. Forse un giorno diventerà un film. Penso che ci siano un sacco di registi che potrebbero farlo bene. Stuart Gordon, Don Coscarelli, Sam Raimi.



Legandomi alle domande precedenti, mi sembra che ti piaccia giocare con le situazioni chiave della letteratura e del cinema, quelle che un altro autore scarterebbe come banali e scontate e che tu utilizzi per agganciare subito l'immaginazione del lettore con situazioni a lui già note (La notte del drive-in mi sembra un chiaro esempio di questo). Sei d'accordo?


Questa cosa che mi hai appena detto suona davvero bene. E probabilmente è così. Prendere situazioni ordinarie e aggiungerci uno o due eventi straordinari rende il lavoro più interessante di un intero mondo costruito di sana pianta. Solo una cosa fuori dai passi comuni o un unico evento.



Hai scritto Freddo a luglio in pochissimo tempo. Essendo anche un esperto di arti marziali, hai una concezione della scrittura come allenamento? La diversità della tua produzione non fa pensare alla regolarità di procedimento come potrebbe ispirare, invece, l'opera di un autore come John Grisham.


Le arti marziali mi danno disciplina e sicurezza e mi permettono di fare quello che io ritengo un lavoro abbastanza bello anche in circostanze stressanti. Mi aiutano a focalizzare la mia attenzione.



In Freddo a luglio usi parecchio il colpo di scena e lo scambio di persona. Che significato hanno per te il mutamento d'identità e l'identità?


Penso che una delle cose di cui abbiamo davvero paura è non essere davvero noi stessi o che qualcuno/a che amiamo non sia realmente chi pensiamo lui/lei sia. Ecco perché penso che questi tipi di sconvolgimenti e sdoppiamenti possano interessare i lettori.



I tuoi libri sembrano avere delle pause, come nei film di Jim Jarmusch, in cui i personaggi, per un attimo, passano in secondo piano ed entrano in gioco gli elementi naturali. E' una natura spesso spaventosa, spesso risolutoria. E' una natura che cambia i connotati ai personaggi (come in Fiamma fredda), che li modifica, li salva, li benedice o li maledice. E' anche una natura che nasconde certe vicende. C'è un immagine bellissima in Bubba Ho-Tep in cui guardi lo scandire del tempo attraverso l'invecchiare di un albero. La forza delle calamità naturali ti spaventa o ti affascina? Vi trovi giustizia o ingiustizia?


Se vivi in Texas, cresci con tornado, alluvioni improvvise, pioggia e grandine. E' parte dell'esperienza. Io penso che la paura del passare del tempo e di non spendere bene la vita che ci è stata data su questo pianeta è un altro fattore. Non voglio essere seppellito sprecando il tempo che mi è stato dato e perciò cerco di restare occupato. Ma, non importa cosa fai o se hai speso bene il tuo tempo, perché il tempo scorre e passa... così anche noi.



Quale di questi fenomeni ti terrorizza maggiormente?


Non ho mai amato l'acqua alta. Ma sono appena tornato da una crociera e posso dire che mi terrorizza ma non mi rende paranoico. Tutta quell'acqua. Così profonda. Finale.
Inoltre il Texas dell'Est, più di qualsiasi altra regione del Texas, è soggetto alle alluvioni. Noi abbiamo un tavolo per acque basse, e contrariamente a quello che si vede nei film siamo ricchi di vegetazione, alberi e acqua... e alluvioni.



Dal 1990 la serie di Hap e Leonard. So che è in uscita Blue to the bone il nuovo romanzo della serie. Puoi farci qualche anticipazione? Che rapporto hai con questa serie?


Non so ancora quando Blue to the bone sarà finito, ma sarà molto differente dalle precedenti storie di Hap e Leonard. Penso che manchino ancora un paio di anni. Ma è possibile che ci sarà una nuova storia di Hap e Leonard prima di quel termine. Ma se tutto va bene ci saranno molti libri di Hap e Leonard. Non riesco proprio a lasciare stare questi due ragazzi. Ci ho provato ma loro tornano sempre indietro tirandomi le lenzuola e sussurrandomi: "scrivimi... scrivimi".



Bad Chili è uno dei libri da te scritti che preferisco. Per me è un autentico capolavoro. Questa non è una domanda. Volevo solo dirtelo.


Grazie per il tuo complimento su Bad Chili.



In Bad Chili parli anche di violenza contro le donne. Cosa pensi di questo e della violenza in generale? E' una cosa che mi incuriosisce molto perché i tuoi libri attraversano spesso queste tematiche ma non sono mai aggressivi, sempre calibrati e con un tocco di autoironia.


Odio la violenza, il che può sembrare strano visto che scrivo di violenza. Sono ossessionato dalla violenza ma non mi piace. Pratico arti marziali perché mi dà autocontrollo e sì, mi permette di difendermi se è necessario. Uso i racconti per indirizzare questi argomenti. Dico questo, che penso siano rare le volte in cui la violenza dell'uomo è giustificabile. Ma esistono anche questi casi?



Il primo problema per noi patiti di Lansdale è trovare (non ti offendere!) un altro scrittore come Lansdale. Ricordo che quando ho finito Il mambo degli orsi ho cercato come un pazzo un altro thriller che fosse vagamente simile. Ho letto circa un centinaio di altri autori per trovarne uno che si avvicinasse ma non c'era nulla di vagamente uguale. Credo che da tutto questo derivi la consueta domanda che tutti ti fanno sui tuoi riferimenti letterari. E' il dubbio amletico di noi tuoi lettori: chi scrive come Lansdale a parte Lansdale?

Bene, ogni buon scrittore scrive nella sua maniera. Ciò nonostante, Neal Barret e Norman Partridge sono due scrittori americani che hanno in comune con me una certa sensibilità.



L'intervista è finita... non so come ringraziarti per aver risposto alle nostre domande.


Non c'è bisogno di ringraziare... piuttosto spero di aver dato il mio meglio, e che ci sia un'altra occasione per conversare... per Lansdale è sempre ok.

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