Anteprima Booksblog. Bar Atlantic, di Bruno Osimo

osimo“Gli altri passeggeri sono come lui, ma diversi da lui. Perché loro, tutti i giorni, vanno alla stessa ora nello stesso posto, non devono conquistare nulla, non devono sperare nulla per l’anno prossimo, i loro diritti sono garantiti, nessuno li smuove più di lì, e allora i loro pensieri vanno al lunedì, che è il giorno più brutto, e al venerdì che è il più bello.”

Adàm, protagonista di questo Bar Atlantic (Marcos y Marcos) di Bruno Osimo (che mi era già piaciuto in Dizionario affettivo della lingua ebraica) insegna letteratura ebraica, presso il corso di laurea “Culture e definizioni per la società avanzata civile (CULDESAC)”, ha trentacinque anni, in Italia da sette”, vive con la moglie, commercialista, Ada (che lui chiama Hahva, e la corrispondenza Adamo-Eva salta chiaramente all'occhio).

In realtà lui si definisce piuttosto “un casalingo peripatetico, che passa in casa in realtà un
numero di ore non particolarmente cospicuo e, per il resto, viaggia parecchio. Un casalingo inquieto, che quando viaggia lo fa per tenersi in allenamento a spostarsi, a trasferirsi, e quando sta in casa, in cucina, lo fa per darsi l’illusione di avere una casa, di avere una patria, e quando cucina la fesa trifolata lo fa per illudersi di avere dei genitori, anche se raccogliticci, d’accatto, di seconda mano, che gli trasmettono una tradizione di famiglia che lui, nato in un kibùtz, non ha”.

Di sua moglie, Adam sa a memoria ogni singolo gusto enogastronomico o sessuale, ed è lei il centro pulsante, l'ordine del suo caos cosmico, nonostante la costellazione di donne (Fernanda, Sasha, Monica, Teresa) che riempie le sue giornate di un “pendolarismo erotico” costituito da intensi incontri sessuali inframezzati da caffè al bar, pranzi casalinghi, faccia a faccia in anonimi parcheggi, pisolini insieme fra Pavia, Treviso e Verona.

E però “Adàm venera il corpo di Ada, è questa la sua fede, per questa lui è disposto a sfidare il mondo, è questa che gli permette di posare la testa, quando è stanco”. E in fondo così è l'amore, e ciò che ne dimostra meglio il suo significato, per Adam, è proprio il fatto che lui dopo ogni incontro amoroso quotidiano con lei, “si mette le mutande senza lavarsi, e quell’odore se lo porta dietro come un oggetto transizionale, è un odore di salamoia, di tonno in scatola, di gamberetti freschi, e Adàm ne è geloso (...)nelle mutande ha un suo mondo di affetti, di coccole, di tenerezza domestica che è quello che lo tiene vivo.(...)”.

Come è facilmente intuibile dai brani citati, in Bar Atlantic seguiamo passo passo – come in una anti-creazione del mondo in sette giorni o come in un sillabario sentimentale in ordine sparso– le giornate di Adam, e con 'passo passo” si intende che non ci è risparmiato nulla, della fisicità e delle elucubrazioni mentali del nostro protagonista. Dalla metodica routine del lavaggio del bagno di casa fino ai variegati (e numerosi) incontri amorosi, passando per i tragitti quotidiani sui mezzi pubblici o le soste quotidiane al wc.

Ad esempio “se al ritorno riesco a prendere ilt re e quarantacinque, tornando a casa faccio in tempo a passare dall’Esselunga. È finito il sale per la lavastoviglie, e lo zucchero di canna fine, ieri con la crema di mascarpone, poi magari compro una verdura da fare con la pasta stasera, cosa c’è in questa stagione? Coste, per esempio, se le trovo belle, non ci vuole molto a lavarle, prima metto su i gambi bianchi a dadini con l’olio e li faccio abbrustolire e ammosciare, che prendono quel sapore amaro e tingono l’olio di quel colorino verdastro (...)”

Non è però un caotico “inventario” dei frammenti che compongono la vita quotidiana di ognuno, quella di Adam, che ci delizia con le sue lezioni sulla traduzione del nome di Dio nella Genesi o dei versi del Cantico dei cantici, convinto che “in ebraico le storie della Bibbia sembrano fiabe, con personaggi buoni e cattivi, bidimensionali, come ritagliati nel cartone di un pannello pubblicitario”.

Quella di Adam è piuttosto la cronaca di una inquieta bulimia di esistenza, apparentemente senza un centro, che ci trascina invece inesorabilmente verso scorci di bellezza e le contraddizioni insite nell'ordinarietà della nostra esistenza (come definire, ad esempio, il senso di “famiglia”). Che emergono nel testo fra la descrizione della composizione di un piatto e la contemplazione del modo di tenersi la testa di una amante che dorme dopo l'amore.

In uscita il 1 marzo.

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