Intervista a Mauro Baldrati, curatore dell'antologia “Love out”

Mauro BaldratiDi Love out, l'antologia di Transeuropa con testi di vari scrittori italiani, abbiamo già parlato, pubblicando in esclusiva l'inizio del racconto di Mauro Baldrati, Jimi Hendrix e la professoressa Giuliana. Baldrati (in foto) è anche il curatore dell'intera antologia, e noi di Booksblog l'abbiamo intervistato sia sulla raccolta stessa che sul rapporto che c'è tra amore e letteratura.

Prima di lasciarvi all'intervista vi riporto i nomi degli autori presenti in Love out: autori tutti di un certo spessore che rendono il libro veramente prezioso. Hanno scritto su Love out: Silvia Tebaldi, Alan D. Altieri, Francesca Matteoni, Giulio Milani, Marilù Oliva, Raul Montanari, Tiziano Scarpa, Veronica Tomassini, Paola Ronco, Gianluca Morozzi, Filippo Casaccia, Gilda Policastro, Marco Rovelli, Patrizia Debicke van der Noot, Mauro Baldrati, Anna Lamberti-Bocconi, Geraldina Colotti, Francesca Genti.

Quanta letteratura c’è nell’amore del mondo reale?
Mi viene da dire che non ce ne sia molta, perché l’amore vero viene vissuto con una forte componente fisica. Quella trasfigurazione tipica della letteratura non entra nel sentimento, che è vissuto in maniera forte e passionale. Inoltre se nell’amore del mondo reale entra la letteratura abbiamo una sorta di idealizzazione che toglie energie all’amore vissuto. È come se noi avessimo un certo quantitativo di energia vitale: se viviamo il nostro amore in maniera letteraria, rischiamo di togliere energie all’amore reale che, ricordiamolo, va vissuto pienamente.

Dettagli della copertina dell'antologia Love out di Transeuropa

Un poeta russo – Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (1907-1989) – , ebbe a dire che non si deve scherzare con la poesia, perché se ne può vivere o morire. Potremo affermarlo anche per la letteratura?
Sono d’accordissimo con Tarkovskij. La letteratura, come dicevamo prima, vive di per sé sottraendo qualcosa alla realtà, cambiandola, lavorandola, trasformandola attraverso la fantasia: un’eccessiva trasfigurazione fa soffrire la realtà! La letteratura ci serve per capire l’amore e raccontarlo, questo sì.

La letteratura, quindi, come mezzo per narrare l’amore: è per questo che in Love out sono presenti testi in prosa e in poesia?
Per Love out mi sono ispirato al requisito della diversità: abbiamo testi classici accanto a monologhi teatrali, racconti molto ironici e altri di stampo onirico. In Love out ho cercato di spaziare attraverso i vari generi letterari per poter fare una sorta di ricognizione dell’amore attraverso differenti punti di vista.

Criterio di diversità che ha anche guidato la selezione degli autori?
Sì, nella scelta degli autori per la raccolta ho cercato di spaziare, con un sguardo particolare alle scrittrici perché mi interessa in maniera particolare il modo in cui le donne guardano e descrivono l’amore. Se mi trovavo dinanzi ad autori simili, con uno stesso modo di guardare e raccontare allora sparigliavo un po’.

Senso di spaziatura che si respira anche nell’ordine in cui sono presentati i testi in Love out…
La sequenza dei testi nell’antologia è quasi istintuale: li ho ordinati quasi seguendo un’ispirazione. Non ho messo in atto un sistema precostituito, ma mi sono lasciato guidare dal ritmo dei testi. Love out si apre con il racconto Ammonite di Silvia Tebaldi che ha toni morbidi, delicati e subito dopo viene un racconto epico L’ultimo fuoco dell’acciaio tremante di Alan D. Altieri. Con il racconto di Tebaldi abbiamo quasi un’ouverture che dà il là alla raccolta e poi irrompe Altieri. In base al criterio del ritmo ho messo vicini, per esempio, due racconti di stampo ironico, come quello di Gianluca Morozzi (Fabio Volo e la sposa radiosa) e quello di Filippo Casaccia (L’amore, la musica, il bacon).

In Love out si parla d’amore e, per sua natura, l’amore è attento all’altro. È questo uno dei motivi che vi ha spinti a destinare il ricavato delle vendite a NAGA, associazione che offre assistenza medica, sociale e legale ai migranti e alle minoranze?
All’orizzonte c’è il discorso generosità con il quale ognuno delle autrici e degli autori ha partecipato al progetto e questa generosità si è poi tradotta anche in attenzione all’altro. Del resto è innegabile che l’argomento amore ha in sé il tema della generosità e lavorare con generosità è anche lavorare per l’amore.

Lavoro per l’amore che troviamo anche nelle pagine finali del libro, in cui la casa editrice inserisce i nomi di tutti quelli che hanno lavorato alla realizzazione del testo…
In Love out – ma anche negli altri libri di Transeuropa – c’è una parte che non è solo il testo, ma tutto quello che vi gira intorno: questioni grafiche, crediti, lavoro degli editor, distribuzione, ufficio stampa… Sinceramente non ho mai trovato una cura così particolare per i libri come avviene nella casa editrice Transeuropa (e io parlo da esterno, visto che per loro curo una collana ma non sono loro dipendente). Chiunque prenderà in mano questo libro si accorgerà di quanto sia curato fin nei minimi dettagli.

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