Nota sul delicato rapporto tra blogger e case editrici

blogger, case editrici, censura, sul romanzoNelle righe che seguono vi voglio parlare di una brutta storia che ci riguarda tutti, e da molto da vicino, tanto noi booksblogger, che viviamo scrivendo di libri, quanto voi lettori appassionati, che cercate nelle nostre pagine punti di vista indipendenti, originali e, soprattutto, onesti.

Partiamo da una descrizione sommaria di un fatto: Sul Romanzo, un importante blog letterario che è anche agenzia letteraria, riceve un libro da recensire da parte di una casa editrice con cui ha anche contatti per un lavoro di scouting. Uno dei redattori lo legge e lo stronca, pubblicando la recensione sulle pagine del blog.

Fin qui tutto normale. Il problema nasce quando, dopo un certo lasso di tempo, la casa editrice contatta l'amministratore del blog e gli dice una cosa che suona pressappoco così:

ho letto sul blog la stroncatura a un nostro autore, stia attento perché si rischia, quando si esagera, di crearsi attorno terra bruciata, e siccome sappiamo entrambi che Sul Romanzo è e sarà sempre più al centro dell’attenzione anche per il festival che sta organizzando per luglio nel vicentino, mi dispiacerebbe dover fare cadere nel vuoto gli accordi che abbiamo preso fra il nostro editor e la vostra agenzia

Ora, indipendentemente da chi sia l'editore e da quale sia stata la reazione di dell'amministratore del blog, il problema che queste poche e scellerate righe innescano riguarda il rapporto tra blogger e casa editrice, un rapporto che risulta essere squilibrato dalla parte della seconda, l'unica delle due parti che possiede la libertà di scelta: ovvero includere o meno il blogger nella lista dei potenziali recensori dei propri libri.

Sì, perché da una parte ci siamo noi, i blogger, redattori di recensioni, segnalazioni e interviste per passione o per lavoro, una categoria debole per eccellenza perché fondamentalmente "liquida", poco definibile, non contrattualizzata e mal pagata. Dall'altra ci sono loro, le case editrici, o meglio, gli uffici stampa - che fortunatamente molto spesso hanno i volti simpatici di uomini e donne che con il tempo diventano veri e propri amici, ma il cui lavoro consiste in ogni caso nel far parlare il più e il meglio possibile dei propri libri.

Fino a quando i libri inviati al blogger sono di suo gradimento non c'è alcun problema, ma cosa succede se un giorno l'ufficio stampa manda al blogger il libro sbagliato, quello che suscita in lui - che prima di tutto è un lettore - la delusione di una lettura frustrante? La risposta è semplice, nella testa del blogger si presentano due possibilità: la prima è l'opportunità dell'autocensura, ovvero mettere da parte il libro e non parlarne, la seconda è scriverne con onestà, stroncandolo.

Vista la natura del rapporto che lo lega alle case editrici, il blogger, indeciso tra una scelta di opportunità e una di onestà, molto spesso potrebbe ritrovarsi a optare per la prima, autocensurandosi, preferendo lasciar correre piuttosto che mettere a repentaglio il rapporto con la casa editrice. Quest'ultima, infatti, leggendo una recensione negativa potrebbe decidere di non mandare più libri al blogger impertinente, il quale, non avendo la libertà economica di comprare i libri che vuole recensire, vedrebbe venir meno la base del suo lavoro.

Credo - ne voglio essere convinto - che la maggior parte delle case editrici siano composte da professionisti capaci e intelligenti, che mai si comporterebbero come l'interlocutore di Morgan Palmas. Eppure il solo fatto di sapere che a lui è accaduto mi fa nascere il dubbio e insieme al dubbio una domanda: sono veramente libero di scrivere quello che voglio? Non so, ma il timore che rispondere affermativamente sia un gesto di estrema ingenuità mi lacera.

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