Esclusiva Booksblog: Love out, a cura di Mauro Baldrati

Esclusiva Booksblog: Love out, a cura di Mauro BaldratiSan Valentino, la festa degli innamorati. Cosa c'è di più bello dell'amore nelle sue varie sfaccettature? Romantico, materiale, erotico, onirico, disperato, idealizzato... La casa editrice Transeuropa manda in libreria proprio per San Valentino l'antologia Love out a cura di Mauro Baldrati. Il libro contiene racconti di alcuni dei migliori autori italiani (tra cui Tiziano Scarpa, Patrizia Debicke van der Noot, Giulio Milani, Marilù Oliva, giusto per citarne alcuni).

Ma l’amore esiste, come sentimento innato, dalla notte dei tempi? L’amore nasce con l’uomo, e l’accompagnerà fino al compimento del suo destino?

Sono un po' le domande che si pone il libro. E a queste domande provano a rispondere gli autori dei vari racconti, ognuno con la sensibilità e con lo stile che hanno. Del resto, si sa, la letteratura può benissimo dare risposte alle domande più varie. Nei prossimi giorni intervisteremo il curatore, Mauro Baldrati. Intanto per ora vi riportiamo una parte del suo racconto che potete trovare all'interno dell'antologia. Il titolo del racconto è: Jimi Hendrix e la professoressa Giuliana. Buona lettura (dopo il salto) e buona festa dell'amore.

Mauro Baldrati, Jimi Hendrix e la professoressa Giuliana

Col tedesco proprio non va.

Il fatto è che alle medie, qua a Mezzaluna, come seconda lingua c’era francese, bello e facile, anche se bisogna storcere la bocca con quelle “u” e “ue”. Ma quest’anno all’Istituto Tecnico Cosmodemonico mi hanno appioppato tedesco obbligatorio e, anche se ho frequentato un corso accelerato di recupero, non combino un accidente. Primo compito in classe: 4; secondo compito in classe: 4; interrogazione: 5 («ma sarebbe un 4» ha sentenziato il prof, che mi ha pure messo un 3 sul registro perché mi ha beccato a fumare nel gabinetto). Considerando che sono già sotto in matematica, diritto e tecnologia dei metalli, la situazione si fa difficile.

I miei, manco a dirlo, si sono subito alterati. Ho già ripetuto la terza media per le assenze, con una nuova bocciatura la mia posizione diventerebbe insostenibile. Così un giorno mia madre è uscita dal laboratorio di parrucchiera dove passa dodici ore al giorno in piedi dietro le teste delle clienti e ha detto: «Adesso te Toni vai a ripetizione. Ti mando dalla moglie di Stefanone lo speziale, la professoressa Giuliana, che delle volte viene da me per accomodarsi i capelli.» Hanno sempre fatto così i miei, appena c’era qualcosa che non capivo, anche alle elementari, subito a ripetizione.

Sono quindi andato a casa della professoressa Giuliana, una villetta coi muri rosa nel quartiere nuovo. Mi ha aperto il figlio, un ragazzo su per giù della mia età che conosco di vista, anche se non frequenta la nostra compagnia. Subito ha fatto, gridando verso la scala: «mamma c’è… com’è che ti chiami pure?» Gliel’ho detto, a quello sfigato, che lo conosceva benissimo, il mio nome. «rinaldi!» ha urlato. Dall’alto delle scale una voce remota ha fatto: «va bene mandalo su!»

Sono salito al primo piano dove la professoressa Giuliana mi aspettava in piedi sulla soglia di una porta aperta. In effetti l’avevo già vista da mia madre, era una donna coi capelli neri pettinati gonfi, di corporatura opulenta.

«Vieni, Toni» ha detto, ed è entrata in una camera dove c’era un’asse da stiro con una pila di panni ammonticchiati, una credenza e un grande tavolo di legno scuro. «Questo è il mio ufficio e la mia stireria» ha detto, con un sorriso. Poi si è seduta al tavolo, ha avvicinato una sedia e ha detto: «Bene, vediamo un po’ cosa c’è di nuovo. Vieni, Toni, siediti qui accanto a me.» Ho appoggiato libro e quaderno sul tavolo e mi sono seduto. La sedia era molto vicina, e mentre la professoressa Giuliana guardava il libro la mia gamba sfiorava la sua. Sentivo un calore molto intenso, come se la sua gamba fosse bollente. Era una sensazione forte, e mi piaceva, così ho avvicinato ancora la gamba, e anche il fianco, col pretesto di leggere le frasi in tedesco del libro. La professoressa Giuliana mi faceva leggere, mi interrogava, e d’un tratto qualcosa si è acceso, un lampo, una vampa improvvisa: quella bocca, com’era grande! Una bocca enorme, mobilissima, con le labbra scarlatte di rossetto; seguivo ogni guizzo, ogni contrazione, non ascoltavo le parole e la pronuncia ma contemplavo quelle labbra che ogni tanto la lingua inumidiva e da cui facevano capolino i denti perfetti e bianchissimi. Mi perdevo in quella bocca smisurata con la testa vuota e il fiato sospeso, mentre il calore che si irradiava da lei mi travolgeva. Ho avuto un’erezione selvaggia, un pelo mi si è intrigato e ho passato un’ora di sofferenze atroci, con le sue labbra che mi causavano allucinazioni, il calore del suo corpo che mi toglieva il respiro.

Sono andato a casa barcollando, senza avere capito un’acca e senza ricordare una sola parola di tutta quella roba tedesca che avevamo letto.

Sono tornato dalla professoressa Giuliana quattro volte e la situazione si è puntualmente ripetuta: un’ora col cuore che batteva a martello, il pipiricchio eretto come un palo, tanto che prima di entrare cercavo di sistemarmi i peli per evitare la tortura dell’intrico, e un pensiero fisso su quella enorme bocca umida: introdurvi il mio pipiricchio palpitante, spingerglielo in gola, fino allo stomaco. Non seguivo, non capivo niente, tanto che la professoressa Giuliana mi guardava con aria strana e faceva: «Toni, mi segui?» Allora io mi scuotevo, guardavo l’asse da stiro, facevo «sì, sì», ma il magnete della sua bocca larga tornava a inghiottire tutta la mia attenzione e il pipiricchio spingeva crudele contro i pantaloni. Poi ho iniziato a guardarle anche le tette, così grandi che mentre leggeva le appoggiava sul bordo del tavolo e anche lì, tra quelle due colline nascoste dalla camicetta, sognavo di introdurre il pipiricchio fremente.

Ogni volta uscivo stremato, con la schiena indolenzita. E non riuscivo a montare in sella alla bici, perché prima dovevo trovare un po’ di tregua dalla mia ostinata erezione.

Di notte non riuscivo a dormire. Mi giravo nel letto bruciando di tensione, pensavo alla bocca della professoressa Giuliana e mi sembrava di sognare a occhi aperti: diventava enorme, come le bocche delle anaconda quando ingoiano quei topi giganteschi, i capibara, e si protendeva verso di me, voleva inghiottirmi. Allora chiudevo gli occhi, e ficcavo la testa sotto la coperta. Ma pensavo a quelle tette appoggiate sul tavolo, l’erezione mi batteva tra le gambe e dovevo masturbarmi due, tre volte; poi mi prendeva una frenesia alle braccia, come una corrente elettrica che correva sui nervi e li faceva vibrare, li tendeva fino a spezzarli; allora mi alzavo e facevo trenta flessioni, tornavo a letto ma non riuscivo a rilassarmi, dovevo fare altre flessioni, e finiva che accendevo l’impianto stereo e ascoltavo in cuffia Jimi Hendrix con la sua chitarra tesa come i miei nervi, alzavo il volume, sbarravo gli occhi, finché veniva mattina e balzavo in piedi col fiato corto, mi lavavo con l’acqua fredda e non mi asciugavo, scendevo a precipizio le scale e bevevo un caffelatte mettendo tanto zucchero fino a renderlo melmoso, uscivo nell’aria fredda del mattino coi libri sotto il braccio, prendevo a pugni l’aria, spalancavo la bocca e lanciavo un urlo, inforcavo la bici e pedalavo a tutta velocità verso la stazione dove arrivava il trenaccio cigolante che mi avrebbe portato in città, all’Istituto Tecnico Cosmodemonico dove rischiavo una nuova bocciatura e, forse, la mia uscita definitiva dal mondo della scuola. [continua sull'antologia Love out]

Love out
a cura di Mauro Baldrati
Transeuropa edizioni, 2012
ISBN 9788875801649
pp. 169, euro 15

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