A Dickens, nel bicentenario della sua nascita

Oliver Twist di Charles Dickens

Erano gli orfani e gli orfanotrofi, le strade costeggiate dai rivoli maleodoranti, i bassi nei quali la rivoluzione industriale non significava altro che sfruttamento, gli angoli marci di grida e di maltrattamenti. Era la Londra di Oliver Twist, la metropoli malfamata di Charles Dickens, che ritorna come un fantasma a due secoli dalla nascita del grande scrittore. Una ricorrenza strana, una specie di "ipotetico compleanno" del quale approfittare per "rispolverare" uno degli "scrittori sociali per eccellenza", passato dalle atmosfere nostalgiche del Il circolo Pickwick alle oppressioni in fabbrica del forzato David Copperfield.

Dickens che ha svelato il vero volto dell'infanzia ottocentesca, sporca di solitudine e abbandonata a se stessa, una "stagione brevissima" fatta di malvagi apprendistati e di "aria avvelenata " dal carbone, di povertà e di malattia, ma anche di improvvisi sprazzi di assistenzialismo. Il Dickens del vecchio e avaro Scrooge, dei fantasmi dei Natali passati, presenti e futuri, del fatalismo e del riscatto finale della piccola Dorrit. L'autore che ha saputo "scavarsi un solco" e raccogliere già in vita, i benefici del successo ottenuto dalle sue pubblicazioni a puntate, veri e propri "eventi letterari" attesi con impazienza.

I suoi libri hanno fatto parte del "corredo formativo" di parecchie generazioni, per "perdere leggermente di smalto" negli ultimi anni, pur restando innegabili crocevia di "Grandi Speranze".

Poi guardai le stelle e pensai come doveva essere atroce per un uomo, mentre sta morendo di freddo, alzare gli occhi al cielo e non trovare in tutta quella miriade scintillante né aiuto né pietà.

Foto | angeltearsgroup6

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