Il mio precipizio, di Matteo Gubellini

GUBELLINI matteoDa che “grumo di sogni” (per citare Ungaretti) nascono, a loro volta, i sogni di un artista? Quelli di un illustratore come Matteo Gubellini sono raccolti nello scrigno di questi racconti della raccolta Il mio precipizio, pubblicato da Edizioni La Gru.

Stimo il lavoro di Gubellini, di cui ho parlato spesso, come disegnatore di libri per bambini, e quindi – partendo dalla domanda iniziale – è davvero con curiosità che ho letto queste sue creazioni in prosa.

Perchè qual è il “precipizio” di Matteo? Quello che lo fa desiderare di fuggire da una solare e tradizionale sagra di paese, con i suoi “panini ruffiani” e i suoi bimbi golosi (“oh sagra, che voglia di andarmene, di non sentirmi più così diverso, che voglia di non avere il cuore traboccante d'amore”).
La copertina cupa in effetti fa presagire un mondo fantastico alla Edgar Allan Poe (e ben si abbina al titolo, se è per questo) e devo dire che rispecchia l'atmosfera di molti dei suoi racconti. Come accade in Osservando poi (“oro e nuvole come cumuli di bambagia incastrano l'unico cimitero di queste parti”).

Anche perchè in effetti, voi ci avete mai pensato che “tutta la grazia struggente che vi rimbomba nel cuore quando ascoltate un disco di Nick Drake, fino a trentatrè anni fa era racchiusa nel cuo corpo vivo, ora giacente a mo' di polvere in una povera fossa di un cimitero del Warwickshire?”.
Passando poi per le le sospensioni oniriche di un'immaginazione che veleggia senza scossoni in altre dimensioni durante un'afa senza tregua (Pomeriggio in campagna) o mentre, semplicemente, si va a comprare le sigarette (Sole e tabacchi).

E allora, mi sono detta, forse allora questi racconti sono proprio questo: una raccolta di immagini, sogni e “schizzi” questa volta non disegnati ma detti. Come nella descrizione bellissima dei singulti del bimbo Gabriele nel racconto omonimo. Che manifesta il modo straniante di osservare la realtà di chi sa trasformarla in linee e colori:

Dentro quei lineamenti appena accennati c'è il senso michelangiolesco dell'incompiuto, la meraviglia in agguato, l'aspra dolcezza del bozzetto.
Durante il sonno si possono cogliere numerosi movimenti dell'occhio sotto la palpebra. Sono i pesci, che con guizzi nervosi e inesperti affrontano la novità dei piccoli sogni.
Chissà cosa vedono.

Vedono forse, con gli occhi di Matteo, le “scomode fascinazioni” dell'immagine catturata in uno specchietto retrovisore. O la luce crudele che certe mattine, in certi ospedali, ti aggredisce come un artiglio.

M. Gubellini,
Il mio precipizio
La Gru ed.
9.50 ed.

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