L'alchimia olfattiva della biblioteca

Biblioteca di Holland House a Londra

Forse vi sembrerà un po' anacronistico, in tempi di tablet e di lettura digitale, parlare dell'esistenza del cosiddetto "profumo di biblioteca". Non crediate che si tratti di uno sproloquio sul deodorante per ambienti alla moda, oppure di un elogio dell'ultima "eau de maison". Parliamo di carta, amato supporto dal particolarissimo odore.

Ma le pagine non bastano, quella singolarissima fragranza che emana ogni biblioteca che si rispetti, è un misto di cuoio invecchiato, legno degli scaffali e prodotti per la sua cura, cartone e, ahimé, in certi casi anche plastica. Ma, i veri responsabili della particolarissima "fragranza da libro d'epoca" sembrano essere dei composti organici volatili liberati nell'aria proprio dalla disgregazione progressiva della cellulosa dai fogli, un processo cominciato alla metà del XIX secolo, con la sostituzione delle fibre di cotone con quelle di legno contenenti lignina, un polimero organico che emana un odore di vaniglia.

Ma l'affare va ben oltre "il piacevole effluvio" che nasconde il progressivo disfacimento degli amati tomi. Una decomposizione che passa per diverse fasi, e che affascina Lorena Gibson, chimico dell'Università scozzese di Strathclyde, responsabile del progetto denominato "Patrimonio degli odori". Un interessante studio focalizzato sull'identificazione dello "stato di salute dei libri" a partire dal loro olezzo, "un'alchimia olfattiva" che difficilmente regnava nella biblioteca londinese di Holland House, bombardata nel settembre del 1940.

Via | papelenblanco.com
Foto | bibliophage

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