Tre poesie di Verlaine nell’anniversario della sua morte

L'8 gennaio 1896 moriva a Parigi il poeta Paul Verlaine: lo ricordiamo con tre sue poesie.

Tre poesie di Verlaine nell’anniversario della sua morte

L’8 gennaio 1896 Paul Verlaine, malato di polmonite, diabete ulcere e sifilide, muore a Parigi, città che aveva tanto amato e, allo stesso tempo, odiato. Solo negli ultimi due anni di vita venne riconosciuto dai suoi contemporanei come principe dei poeti. E principe dei poeti lo è senza dubbio. Noi di Booksblog vogliamo ricordarlo con tre sue poesie in occasione dell’anniversario della morte.

La prima poesia che vi proponiamo ha per titolo proprio La morte ed è dedicata a Victor Hugo:

Come un mietitore la cui falce cieca
abbatte il fiordaliso e insieme il duro cardo,
come piombo crudele che nella corsa brilla,
sibila e inesorabile fende l'aria a colpirvi;

così l'orrenda morte si mostra sopra un drago,
passando tra gli umani come un tuono,
rovesciando, folgorando ogni cosa che incontri
impugnando una falce tra le livide mani.

Ricco, vecchio, giovane, povero, al suo lugubre impero
tutti obbediscono; nel cuore dei mortali
il mostro affonda, ahimè!, unghie di vampiro!
e sui bambini infierisce come sui criminali:

aquila fiera e serena, quando dall'alto dei tuoi cieli
vedi planare sull'universo quell'avvoltoio nero
non insorge il disprezzo (più che collera, vero?),
o magnanimo genio, nel tuo cuore?

Ma, pur sdegnando la morte e i suoi allarmi,
Hugo, tu sai appenarti per i poveri vinti;
tu sai, quando bisogna, qualche lacrima spargere,
qualche lacrima d'amore per chi non vive più.

Altra sua intensa poesia è Viviamo in tempi infami, testo che può farci fare qualche riflessione sul presente:

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l'unione dei cuori;
in quest'ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.
Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell'estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.
Ma che bisogno c'è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: grazie!

Infine una poesia che esorta alla speranza:

Vola, canzone, rapida
davanti a lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce un raggio.
Dissipando, santo lume,
le tenebre dell'amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida. La senti?
L'allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti
vani colei che infine torna.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail