Sozaboy, di Ken Saro-Wiwa

sozaboyComunque, perché c'è questo casino? Eh? Perché mai c'è questo casino? Qual è la causa del casino? Eh. Gesù mio signore. Non puoi portartelo via questo casino? Così stavo parlando a questo modo fra me e me fino a casa. Mi sono messo a pensare a cosa farò se il casino arriva fino a Dukana...Comincio ad andare via di testa, come tutti.

Abbiamo appena finito di ricordare la Giornata della Memoria, e oggi mi trovo a parlare di questo libro, che mi ha fatto venire in mente Essere senza destino di Imre Kertesz.

Essere senza destino è secondo me un libro meraviglioso che riesce a raccontarci la tremenda realtà dei campi di concentramento, dal punto di vista di una “vittima” internata senza capire nulla di quello che gli stava succedendo, che ci racconta passo passo, respiro dopo respiro, tutto quel che ha passato.

Troppo piccolo, il protagonista di Essere senza destino - caduto in una retata troppo presto per carpire dai discorsi dei grandi il senso di quel che stava accadendo. Sempre che il tutto avesse un senso, in realtà.

Accade anche al protagonista di Sozaboy. Ken Saro Wiwa racconta dall'interno una guerra, quella del Biafra, in Nigeria dal 1967 al 1970, attraverso gli occhi di un ragazzo “normale”, semplice ma sveglio, del villaggio dei Dukana.

Un ragazzo cresciuto da una madre sola. Un ragazzo che ha appena sposato una donna bella e sensuale, (Agnes, una vera botta di fortuna) lui che non sopporta il capovillaggio e le sue vessazioni verso gli abitanti.

Lui che vedeva davanti a sé un futuro da tassista, dopo aver rinunciato alla scuola ammira ingenuamente i soldati, i sozaboy, perché pensa che diventare un soldato sia il modo per diventare “uomo”, e da quel momento inizia a sognare l'uniforme. E vede i conflitti, la vita fra soldati, l'addestramento, con il suo sguardo “naif”, la migliore arma contro la retorica di qualsiasi conflitto.

“E così, il sozacapitano si intasca tutte per lui le sigarette che sarebbero dei sozasoldati? E' così che si combatte il nemico? Il sozasoldato che si fa il c...e il sozacapitano che si pappa tutto...ci unimmo tutti per trasportare il cadavere alla tenda del sozacapitano. Mentre ci stavamo cambiando, io sentii il san mazor che diceva che la vita del soza è proprio una gran c...Ogni soza è un cadavere ambulante. Questo è ciò che disse il nuovo san mazor. Se ti dico che ero felice, sappi che ti sto dicendo una bugia”.

Ci rimane, come in Essere senza destino, appunto, grazie al racconto “naif” del protagonista – che parla “un amalgama di pidgin nigeriano, inglese sgrammaticato e buon inglese, con punte addirittura idiomatiche”- uno sguardo ancora pulito, il senso di una “assurdità” senza limiti. Che forse è uno dei modi migliori per parlare alle giovani generazioni delle guerre, e delle discriminazioni razziali, secondo me.

Nella lucida prefazione di Roberto Saviano troviamo il racconto di chie era Ken Saro-Wiwa, il primo che ci ha fatto conoscere la realtà dei bambini soldato. Ucciso per impiccaggione dal Governo, per la sua morte e quella di altri 6 intellettuali è stata rinviata la Shell, scrive Saviano, con l'accusa di “aver fatto pressioni al governo nigeriano perchè eliminasse il disturbo mediatico principale. Alla fine la Shell ha evitato il giudizio e ha pagato...15 milioni di dollari”.

Ken voleva una cosa molto semplice, che le grandi compagnie petrolifere… dividessero i guadagni, al 50%, con chi vive sulle terre che davano giacimenti petroliferi da loro sfruttati… Sapeva benissimo che l'Europa aveva i mezzi e l'Africa le risorse… Combatteva perchè quel petrolio diventasse scuola, teatro, stadio, musica, palazzi, progetti, università. Voleva che quel petrolio fosse vita.

Ken Saro-Wiwa
Sozaboy
BCDalai
15 euro

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: