Il carcerato italiano a cui è vietato leggere Il nome della rosa di Umberto Eco

Una storia che fa riflettere: a un carcerato italiano la direzione del penitenziario ha vietato la lettura di un romanzo di Eco perché pericoloso.

Un carcere

Il Corriere riporta la notizia che al boss di Cosa nostra Davide Emmanuello, di Gela, la direzione del carcere in cui è recluso gli ha vietato la lettura del libro Il nome della rosa di Umberto Eco. A denunciare il fatto è stato un altro detenuto Pasquale De Feo, che sul blog Le Urla del Silenzio ha pubblicato una lettera aperta a Norma Rangeri, direttrice del Manifesto, visto che a Emmanuello è stato vietato di leggere quel giornale. Scrive De Feo:

Per farle un esempio, qualche mese addietro gli rifiutarono di fargli leggere il libro della biblioteca del carcere “Il nome della rosa” di Umberto Eco, perché ritenuto pericoloso dall’area educativa. Con la legge n. 94/2009 di Alfano è l’educatrice a decidere quali libri della biblioteca un detenuto può leggere; neanche Mussolini era sceso così in basso. Ad Antonio Gramsci permettevano di avere quattro libri in cella e libertà di leggere tutti i libri della biblioteca. Parliamo di ottant’anni fa. Le lascio immaginare il resto.

Non entriamo qui nel merito del carcere e del 41 bis, argomento che esula dalle nostre competenze. Quello su cui mi voglio soffermare, invece, è l’aspetto educativo che dovrebbe avere il carcere: e uso il condizionale perché purtroppo, nella realtà dei fatti, non è così (basta sentire i politici che parlano di carcere e carcerati che affermano sempre che bisogna “punire” e mai di “educare”…). Nel leggere la notizia mi è tornata un’intervista che qualche tempo fa ho fatto a un altro ergastolano, Carmelo Musumeci, autore di libri. Tra le altre cose Musumeci mi disse:

L’Assassino dei Sogni, il carcere come lo chiamo io, non vuole fare altro che addomesticare il corpo, la mente e l’anima dei suoi prigionieri, ma la lettura ti può aiutare a resistere e a sopravvivere. Un libro, qualsiasi, ti dà sempre qualcosa, anche per questo noi siamo anche quello che leggiamo, ma è anche vero che ci sono dei libri che ti danno qualcosa in più. E un buon libro ti può aiutare ad aprire la porta in un altro universo, come ti può aiutare a rispondere alle tre famose domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Ho letto migliaia di libri, perché in carcere si ha il vantaggio di avere tempo, in particolar modo quando vivi in regime totale d’isolamento, e io ci ho vissuto per anni, sia perché sono stato spesso punito e sia perché sono stato spesso sottoposto a tutti i regimi di emergenza.

Secondo voi, Il nome della rosa di Umberto Eco è così pericoloso? Nella realtà dei fatti, ogni libro è pericoloso perché aiuta a pensare…

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