Si chiama Francesca, questo romanzo, di Paolo Nori

Si chiama Francesca, questo romanzo, di Paolo NoriDa qualche giorno è di nuovo nelle librerie, grazie a Marcos y Marcos, Si chiama Francesca questo romanzo, uno dei più quotati di Paolo Nori, scrittore parmense che ha fatto del proprio stile aderente al parlato, anacolutico e ripetitivo una vera e propria bandiera. Se avete mai avuto occasione di sentire Paolo Nori leggere i suoi scritti vi sarete senz'altro chiesti, da tanto quell'operazione di lettura risulti naturale, come mai non ne producano direttamente degli audiobooks (su ilpost.it trovate degli estratti letti dall'autore).

Protagonista di questo libro vorticoso - sia nello stile, come al solito a pioggia, sia nella costruzione avvolgente, è ancora una volta Leandro Ferrari. Per molti versi Leandro e Paolo si assomigliano, come spesso capita nella letteratura che si nutre della linfa vitale e delle ossessioni dell'autore che la mette in pagina. Ma a differenza di altri grandi narratori dell'ossessione, Paolo Nori sembra divertirsi a mettere sul palcoscenico della sua finzione il suo Leandro, personaggio un po' impacciato un po' pazzo, assillato dalle voci che sente nella testa e innamorato di Francesca.

Qualcuno potrebbe pensare che lo stile di Nori sia istintivo, raggiunto con facilità dall'autore perché aderente al parlato, quasi grossolanamente. Io non credo che sia così, credo che dietro alla voce di Leandro ci sia un lavoro mica da ridere di Paolo, che spesso dimostra nelle sue pagine di amare le circonvoluzioni logico-linguistiche. È questo il caso della pagina più bella del libro (pp. 110-111), quando Leandro si fa travolgere dalla confusione e dall'emozione mentre parla con una fotografa al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Pagina che mi permetto di citare per intero dopo il salto.

Che io Mesto seduta? le avevo chiesto volendo chiederle dove ci saremmo dovuti mettere per fare il servizio, e lei Se non derangia subitaneo le scale, e aveva guardato l'orologio Trigesi, mi aveva detto intendendo che se non mi dispiaceva uscivam sulle scale che avremmo fatto presto aveva solo tredici minuti di tempo.

Armonia, le avevo risposto io, ed eravam usciti su per le scale, lei aveva cominciato a scattare, Orme, Area, Dick Dick? le avevo chiesto, volendo chiederle se c'era bisogno che le parlassi di musica, Disinteresse tecnico, mi aveva detto lei, e significava che per via delle foto potevo fare quel che volevo, Direttamente libentera, aveva aggiunto, che voleva dire che però se parlavo lei era contenta.

Professione altro che poligrafi? le avevo chiesto poi dopo mentre scattava avrei voluto chiederle se fotografava solo degli scrittori, Altro, altro, mi aveva risposto lei intendendo che solo quelli, fotografava.

Questione tollera, le avevo chiesto poi dopo, Semestri molti nema buttar su? e volevo dirle di scusare la mia domanda, era molto tempo che non fiondava? Semestri sei, mi aveva risposto lei, scabroso concepire poligrafi cifra, mi aveva risposto, e intendeva che eran tre anni e che non si può neanche immaginare, quanti sono al mondo gli scrittori da fotografare.

Riconoscenza, mi aveva detto poi dopo alla fine alzando la mano, e si era girata aveva sceso le scale era montata su un motorino si era infilata un casco si era lanciata nel traffico capitolino con le macchine fotografiche che le sbattevano da tutte le parti.

Paolo Nori
Si chiama Francesca questo romanzo
Marcos y Marcos
14,50

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