La libreria del mondo offeso

libreria del mondo offeso
Erano quasi tre anni fa e la libreria del mondo offeso aveva aperto da poco quando ne "registravamo l'avvento" tra le nostre righe. Da allora ne è "passata di carta sotto i ponti" e mi ci sono ritrovata anch'io, e per la prima volta, tra questi muri coperti di libri. Era una domenica per caso in Corso Garibaldi a Milano, era ieri. Ventunogennaioduemiladodici. Il giorno dopo la morte di Vincenzo Consolo.

Un tardo pomeriggio piacevole a Brera, con la gente lanciata nei bar per riscaldarsi e i cani in libera uscita. Poi l'insegna sulla strada, la freccia nera sottile, il cortile e l'ingresso. Tutto il resto è storia. Scritta con l'inchiostro in una vecchia agenda, scarabocchiata col gessetto nelle lavagne disseminate un po' ovunque, la stessa che ti aspetti che esca dalla vecchia radio appoggiata in un angolo per prendere vita sugli scaffali, quella che - puoi giurarci - si raccontano ogni notte le marionette i pupi appesi qua e là, per poi ripeterla alle orecchie dei visitatori solo qualche ora dopo.

È storia di passanti, di abitué, di "lettori congeniti" e di avventure immaginarie. È la storia dell'Italia tutta intera, dei bar dell'Accademia e degli studenti, degli "autoctoni" e dei "meridionali". Non so se me la ricordo bene, forse in parte l'ho persino immaginata - in fondo non è proprio questo il vero motivo per il quale mettiamo i piedi in una libreria? - Ho buttato gli occhio in giro, mi sono fatta tentare dall'ottimo consiglio di Laura e, solo dopo, ho chiuso la porta dietro le mie spalle. Poi il freddo... tutto d'un botto!

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