Losing it, credevo che il cielo fosse azzurro

Dopo uno straordinario successo in e-book self-published, Losing it arriva in Italia in versione cartacea.

Losing it Chiamatelo filone delle cinquanta sfumature, chiamatelo new adult, chiamatelo come vi pare. In qualunque caso, non dite che si tratta di letteratura. Perché un romanzo che inizia con “Mi fermai un attimo. Sei fantastica. Non ci credevo molto neanch’io, quindi lo ripetei ancora. Fantastica. Sei davvero fantastica”, è qualcosa di molto lontano da quello strumento di approfondimento psicologico e analisi dell’animo umano che è la letteratura.

Il fenomeno del self publishing – è così che l’autrice di Losing it si è fatta notare dalle case editrici - ha creato dei mostri, a volerla vedere con gli occhi integralisti di chi nei libri vede qualcosa di più di un prodotto commerciale. Oppure ha fatto sì che al mercato fosse dato quel che un certo target chiedeva, a vederla con occhi semplicemente più realistici.

Losing it è un romanzo scritto da una ventenne (Cora Carmack) per altre ventenni, e che qualunque di loro avrebbe potuto scrivere se solo dotata di una sintassi corretta e una predisposizione al linguaggio dei serial tv come l’autrice. Una ragazza di vent’anni non pensa che ai ragazzi. E ne vorrebbe uno fico come un fotomodello. Sicuro di sé in modo innaturale. E attratto da lei al punto di ignorare il resto del genere femminile. Si chiamano sogni, e hanno un livello di semplicità strutturale dipendente dall’età e dalla carica ormonale connessa a quel periodo della vita. A vent’anni la carica ormonale è alta, e i sogni piuttosto elementari. E, questo romanzo altrettanto: personaggi irreali e conversazioni improbabili, nessuna sfumatura (di grigio né altro) e nessuna verità.

Cora Carmack
Losing it
edizioni Anordest, 2013

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