La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram Mattioli

La guerra delle memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram MattioliColtivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all'interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l'oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata.

Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all'Università di Lucerna - pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini.

Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l'uomo più potente d'Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche - e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”.

La nostra memoria (che, troppo spesso, potremo definire televisiva perché, come la televisione, macina macina e mai si ferma a pensare) potrebbe aver dimenticato la continua pesantezza della politica berlusconiana con le dichiarazioni di guerra continua che ogni giorno – in un modo o nell'altro – venivano lanciate da ogni mezzo di comunicazione. Mario Monti – e non sto parlando qui del suo operato di governo – si presenta in maniera più educata e noi italiani già vediamo come molto lontano le continue risse che solo pochi giorni fa avvenivano con il governo Berlusconi.

Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, che nel giugno del 2009 la ministra Michela Vittoria Brambilla a Lecco, durante una manifestazione ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, al termine dell'inno nazionale, scattò facendo con il braccio destro il saluto romano; non dobbiamo dimenticare che gli xenofobi populisti della Lega Nord, al governo con Berlusconi, hanno imposto all’Italia un’agenda culturale volutamente revisionista; non dobbiamo – e non possiamo! – dimenticare che il 13 dicembre 2011 Gianluca Casseri, a Firenze, in pieno giorno, uccide tre cittadini senegalesi al grido di “Negri, tocca a voi!” e poi toglie la vita e che due giorni prima il campo nomadi della Continassa, a Torino, viene assalito e dato alle fiamme in un spedizione punitiva anti rom. Esempi che fanno tremare e che invitano a fermarsi e a riflettere.

Il saggio di Aram Mattioli ripercorre la storia della nostra Italia dal dopoguerra a oggi e, collazionando la comunicazione – fatta di parole e gesti – di vari politici, fa riflettere sul modo in cui nel nostro paese è stato quasi imposto un clima di intolleranza e volgarità sempre più crescenti.

Un saggio da leggere, soprattutto in occasione della Giornata della Memoria che celebreremo domani.

Aram Mattioli
“Viva Mussolini!”.
La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini

traduzione di Sara Sullam
Garzanti, 2011
ISBN 978-88-11-60138-8
pp. 266, euro 22
disponibile anche in eBook (ePub con DRM): euro 15,99

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