Alda Merini e il lavoro notturno dei poeti

Forse li abbiamo incontrati qualche volta, i Poeti. Quelli con la lettera maiuscola. A volte non si rendono neanche conto di noi, ma c'è di che perdonarli, non hanno la stessa percezione del tempo e dello spazio che anima la maggior parte degli esseri viventi. Il loro è un "esistere teneramente diafano" anche nella più intensa delle passioni civili.

La "dittatura degli orologi e dei calendari" può costringerci ad una corsa continua, ma non toglie loro il piacere dell'osservazione oltre il disincanto, non sottrae, alle infaticabili mani, il diritto di "disegnare archi profondi di parole altre", e, soprattutto si configura come una dimensione superata dalla stessa esistenza, come ci ricordano gli splendidi versi della Merini.

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio
ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Via | aldamerini.it

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