"Sarajevo Nigredo" di Federico Tinelli

Quando si arriva su una terra di guerra, l'ultima cosa che ci si aspetta di trovare è la gioia. Constatazione più che ovvia sicuramente, ma qual che è strano è che non ci si trova neanche un abisso di dolore, come si potrebbe credere. O almeno non solo quello. Il sentimento predominante è un misto di tristezza e abbandono che prelude (ma non sempre) allo sforzo di ricostruzione. Un po' come quell'abbandono al riposo che precede una spinta energica.

Federico Tinelli la conosce bene questa sensazione, perché ce l'hanno impressa nelle rughe della fronte e nelle numerose pieghe delle mani, le persone che ha incontrato a Sarajevo. Lui la chiama semplicemente Nigredo, dalla "fascinosa denominazione" del primo stadio del complicato processo alchemico per la realizzazione della pietra filosofale (quella che avrebbe il mitico potere di risanare la corruzione della materia, ma che è conosciuta soprattutto per la declinazione che le permetterebbe di trasformare qualsiasi metallo in oro, tanto per intenderci), e la imprime nelle parole dei suoi filmati.

Pezzetti talmente poetici da lasciare il segno, come Crisalidi (2007) e Aspettando Madonna (2010), ancoraggi che hanno permesso, ad un diplomato in regia, di vincere, proprio con Sarajevo Nigredo, il primo premio del concorso La parola Immaginata alla IV Edizione del festival `Trevigliopoesia`.

[...] C'era qualcosa di chimico nell'incontro della telecamera con le macerie di Sarajevo. Luna e le altre mostravano di sigillare al proprio interno frammenti di presenze ogni giorno più prossime al remoto. Tutto lì diceva. La guerra non è inumana perché solo gli umani fanno la guerra.[...]

Video da il viaggio delle nuvole

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