You are what you read!

Trentuno secondi anche se non serve un video per ricordarci che "siamo quello che leggiamo". Una buona fetta di coloro che "consumano piacevolmente" le ore delle quali dispongono, in abitudini di lettura, sanno bene quanto ci sia di guadagnato in quegli attimi di "sana solitudine", sottratta alla routine delle altre occupazioni quotidiane, per trasformarsi in fertile materia onirica. Ogni qual volta riesco ad immergermi, anche per il breve spazio di una mezz'ora, nelle pagine profumate d'inchiostro, mi sembra già di aver dato un ottimo senso alla giornata in corso.

Se poi ci si aggiunge che, quegli stessi scorci di caratteri scuri che si sono impressi nella memoria, molto spesso prima di addormentarmi, si trasformano durante il sonno, in pezzi di avventure ai limiti tra il reale e l'improbabile, si concretizza ancora di più la mia intima convinzione dell'utilità terapeutica della lettura. E allora si che "siamo quel che leggiamo", come annunciava lo slogan della 47 fiera internazionale del libro di Porto Alegre, tenutasi nella seconda metà del mese di novembre, poco importa che si tratti del "Signore degli Anelli" o di "Alice nel Paese delle Meraviglie".

Video da apatrida

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