"Morte a Firenze" di Marco Vichi

Morte a Firenze di Marco VichiHo sempre pensato che ci fosse un senso intimamente profondo nel procedere "In direzione ostinata e contraria", che non a caso è il titolo della prima "summa postuma" di De André (uno che sulle contro-direzioni di questo tipo ci ha costruito la sua intera esistenza). E anche per il mio incontro con i libri di Vichi è andata proprio così. Prima "La forza del destino", e solo dopo "Morte a Firenze", in un ordine che è esattamente il contrario, sia cronologicamente che per data di pubblicazione, di quello reale. Comincio quasi a credere che gli sconvolgimenti di questo tipo siano una specie di portafortuna (e se non fossi stata imbevuta nel cartesianesimo, potrei cascarci sul serio).

La morte qui c'è davvero, anche se non si tratta dell'oggetto principale del romanzo che, visto così, "a primo acchito", potrebbe sembrare una specie di "guida notturna della città di Firenze". Il che ci sta fin troppo bene, vista quella specie di aria silenziosa e misteriosa, che il capoluogo fiorentino emana al di là delle folle che la inondano ancora oggi. Se poi ci si aggiunge che la storia si dipana durante l'alluvione del novembre 1966, i connotati si tingono non solo di giallo, ma acquisiscono anche l'alone scuro e disfattista della catastrofe naturale.

Ma il Commissario Bordelli sembra che ci si muova bene in mezzo al fango, anche se rallenta inevitabilmente le sue indagini e riporta alla mente dolorosi ricordi di guerra. E' alla ricerca di un ragazzino scomparso, e poi ritrovato cadavere. Un brutto affare che "puzza di sevizie lontano un miglio" e che è ben lontano dall'essere risolto. Ma naturalmente c'è di più, l'acqua stagnante che avvolge la città e i dintorni è peggio di una betoniera che divora la terra al suo passaggio. Non restano che pochi indizi sconnessi e annacquati, che Bordelli dovrà far coincidere mettendo in gioco tutta la sua intuizione. Poi l'incontro della fortuna con Bruno Arcieri, il colonnello protagonista de "L'angelo del fango" di Leonardo Gori, che spingerà verso una pista ormai abbandonata e la svolta verso una verità che puzza di fradicio, come il muschio sui muri.

Via | oscarmontani.blogspot.com

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