La jeep del colonnello, di Daniel Pearlman

La jeep del colonnello, di Daniel PearlmanL'automobile è, spesso, uno status symbol che, nelle intenzioni di chi la acquista, intende trasmettere quello che si è nel profondo. Ma la macchina può essere anche una metafora: lo vediamo spesso negli spot di questa o quell'auto che inneggiano alla libertà, alla seduzione, alla forza e via dicendo. È su questi due aspetti che Daniel Pearlman intesse la storia de La jeep del colonnello.

La narrazione è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale: a bordo di una jeep americana il figlio di un generale tedesco è in fin di vita e il suo colonnello, Knett, vuol fare di tutto per salvarlo (anche perché l'ha promesso al generale...). Le condizioni sono disperate e si sa, nella disperazione, si prendono delle decisioni che in altre occasioni non si prenderebbero. Nel caso specifico la comitiva tedesca decide di fermarsi presso un villaggio abitato solo da ebrei e di chiedere a loro, in particolare al loro rabbino, di curare il moribondo. Ci troviamo ai limiti della storia e anche ai limiti del credo religioso, in quanto in quella comunità ebraica in cui si fermano si invocano gli spiriti superiori per ottenere la guarigione. Ovviamente le entità superne sono molto potenti e se da un lato potranno guarire il moribondo, dall'altro la loro discesa qui fra noi arrecherà non pochi danni, anche alla jeep.

È qui che scatta l'altro elemento della storia: la macchina come lasciapassare per la libertà (il colonnello voleva usarla per fuggire in Svizzera e necessitava proprio di una macchina americana per destare meno sospetti) ma vuole anche consegnare al generale il figlio vivo. In un crescendo di emozioni e assistiamo all'annientamento della (presunta) superiorità del colonnello e al disfacimento del suo sogno.

Il racconto è ben scritto e molto ben tradotto in italiano. La lettura è gradevole e i momenti in cui vengono invocate le entità superiori sono molto intense:

Con gesti propiziatori, Reb Yoel continuava a muovere le mani affiancate qualche centimetro sopra la carne putrefatta. Era giunto il momento di invocare l’aiuto dei Sette Grandi. “Nel nome di Yahweh, creatore del cielo e della terra, e nel nome dei sette arcangeli” declamava senza posa, “Michele, Gabriele e Raffaele, Anael, Cassiel, Sachiel, Samael” e ogni volta che esortava quei messaggeri divini a disperdere i demoni del male, nella stanza risuonava l’Amen solenne di tutti i presenti.

Emozionante. Anche se, nella realtà, un vero ebreo non avrebbe mai pronunciato – e mai pronuncerebbe – il nome del Signore Dio.

Daniel Pearlman
La jeep del colonnello
traduzione di Valentina Riolo
40k books, 2011
ISBN 978-88-6586-068-7
eBook in formato ePub protetto con Social DRM
euro 2,99

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