Il capitale umano, il nuovo film di Paolo Virzì tratto dal romanzo di Stephen Amidon

Nelle sale il 9 gennaio il nuovo film di Virzì, liberamente ispirato al romanzo omonimo e ambientato nel nord Italia.

L'uscita al cinema di Paolo Virzì è sempre qualcosa da attendere con impazienza. Il suo prossimo film, l'undicesimo, sarà nelle sale il 9 gennaio.

"Il Capitale Umano" è basato sulla sceneggiatura che lo stesso Virzì ha scritto con Francesco Bruni e Francesco Piccolo, adattando liberamente il thriller omonimo dell'americano Stephen Amidon e ambientandolo nel Nord Italia.

Questa la trama del romanzo (Mondadori, 2008):

   Drew Hagel ha trascorso gli ultimi dieci anni guardando la vita sgusciargli fra le dita: un primo matrimonio fallito, la sua attività di immobiliarista che non è mai decollata, la figlia Shannon con cui non è mai riuscito a costruire un rapporto.
Finché sopravviene, inaspettata, l'amicizia di un potente finanziere, Quint Manning, che gli offre la possibilità del riscatto.
Ma anche Manning ha dei problemi: una moglie delusa, un figlio alcolizzato e un'imminente bancarotta. Quando un terribile incidente lega definitivamente il destino delle due famiglie, e i loro figli vengono indagati per omicidio, Drew decide di approfittarne e di andare all'attacco. Ma non si può investire sul "capitale umano" come si investe su un capitale finanziario...

Come racconta Cineblog, Virzì dice che:

 Questo romanzo racconta le conseguenze sulle persone della grande ansia del denaro nell’epoca dei grandi crolli finanziari e la disinvoltura con cui si sono fatti i denari con i derivati finanziari.…Nel film c’è dell’ironia beffarda verso una borghesia che vuole fare il passo più lungo della gamba, ma soprattutto c’è un viaggio nel conflitto tra genitori e figli. Anzi proprio tra padri e figli…Vedo la situazione proprio male, per la politica di cui mi spaventano i faciloni che seguono chi grida di più e semplificano tutto in uno slogan o in una battuta. Per la società dove gli adulti non aiutano i giovani a maturare. E per il cinema dove sembra che manchi l’aria. Sto seriamente pensando di girare il mio prossimo film in inglese.

 

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