Pasolini legge Ezra Pound

Esperimento poetico numero 360. Mettere insieme in un "attimo di contingenza storica" due poeti, possibilmente diversi per cultura e formazione, ma mi raccomando che si tratti di "materia di prima qualità", di quelli fatti di una stoffa simile a quella dei sogni - tanto per capirci - altrimenti non funziona a dovere. Lasciarli decantare senza fretta, qualche minuto generalmente è sufficiente, ma potrebbero rivelarsi necessari persino degli anni - non si può pretendere di prevedere esattamente l'evoluzione dei pensieri in fondo - poi ascoltare e annotare con dovizia di particolari l'accaduto, sapendo in anticipo, che in questo specifico caso, la "pedissequa ripetizione dell'esperienza", si rivela certamente impossibile.

I nostri "ingredienti principali si chiamano Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini. Il secondo legge uno dei "Canti pisani" scritto dal primo. Ma anche il nome dello "scienziato" che li ha messi insieme nel film montaggio del 1999 di "In cerca della poesia", "un certo Giuseppe Bertolucci", dovrebbe dirci qualcosa. Insomma con tali premesse non poteva venirne fuori niente di meno che una versione inaspettata del Canto 81.

[...]Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Video da Rai.tv/cultura

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