"L'uomo che manca" di Giovanni Dozzini

A Nocera Umbra c'era un uomo, Altim Popi. Un'età indeterminata a cavallo tra i trenta e i quarant'anni, ma più vicino ai secondi, soprattutto a causa del corpo sfibrato dall'attività massacrante che conduce. Un muratore albanese che lavorava spaccandosi la schiena come al solito. Un'esistenza normale. Una vita di fatica e di piccole soddisfazioni familiari. Due figli. Una moglie. Un cantiere. Un padrone. Poi l'irreparabile. Un incidente grave che lo porta a due passi dalla morte.

"L'uomo che manca" è la sua storia. Un susseguirsi di disperazioni e ingiustizie, di "momenti virtuosi di lode" che fanno onore ai "medici combattenti" e di piccolezze ai limiti del disumano di chi, da "questa brutta vicenda", cerca solo di uscirne fuori il prima possibile e soprattutto di fare l'impossibile affinché i lavori procedano come al solito. Perché in fondo cosa gliene importa ai clienti se un lavoratore, "persino straniero", è in fin di vita. E' ciò che pensa il costruttore naturalmente, coadiuvato dall'avvocato De Falco, braccio destro di turno, dagli scrupoli morali inesistenti.

Ma non finisce così. E non potrebbe essere altrimenti. Giovanni Dozzini, l'autore classe 1978, giornalista, editor e scrittore umbro, non a caso laureato proprio in Giurisprudenza, come uno dei nostri protagonisti "della parte sbagliata", ci mette dentro una bella dose della sua esperienza di vita civile e della sua indignazione. Il risultato è in certi punti fin tropo denso, ma proprio per questo ben gradito agli "spiriti forti".

Video da radiophonica.com

Via | lantanaeditore.com

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