Diverbi letterari: Céline e Orwell contro Sartre

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Non c'è che dire, questo 2012 è iniziato proprio male per Jean Paul Sartre, probabilmente il più grande intellettuale francese engagé del Novecento, padre dell'esistenzialismo, mentore di un'intera generazione, o quasi, di giovani radicali europei, iperattivo tra gli anni 50 e gli anni 70 e unico scrittore nella storia ad avere rifiutato il premio Nobel senza esserne costretto (caso invece di Boris Pasternak, costretto dagli eventi a rifiutare il premio).

Un paio di giorni fa era stata la voce postuma di George Orwell ad attaccare il francese, definito, in una lettera che l'autore di 1984 inviò nel '48 al suo editore, come un "pallone gonfiato", ora è una frecciata di Louis Ferdinand Céline, come rivela Andrea Lombardi su Satisfiction, a colpire nuovamente l'intellettuale esistenzialista.

Céline, che da Sartre era stato accusato di essere prezzolato dai nazionalsocialisti tedeschi per sostenere le loro tesi, in un pamphlet praticamente introvabile rilancia le accuse al mittente, appellandosi al fatto che, proprio mentre Céline scriveva qualche articolo per le testate collaborazioniste, Sartre riusciva, non si sa come, a mettere in scena nel '43, vala a dire in piena occupazione nazista, il dramma Les Mouches, addirittura al Théâtre de la Cité.

Che sia chiaro, più delle inutili polemiche e insulti tra scrittori, mi interessano le opere, e, nel mio olimpo personale, Viaggio al termine della notte vince su La nausea o su a qualsiasi altro scritto di Sartre. Devo confessare però che queste frecciatine al serioso Sartre mi strappano sempre un sorriso.

Via | Satisfiction.me
Foto | Wikipedia

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