Bruno, il bambino che imparò a volare, da lunedì in libreria

orecchio acerbo, bruno schulz, nadia terranova, ofra amit, libri illustratiAgli annali, nonché nella memoria di noi lettori distratti del secondo decennio degli anni duemila, di Bruno Schulz è rimasto troppo poco: due raccolte di racconti - Le botteghe color cannella e Il sanatorio all'insegna della clessidra - illustrazioni, disegni, schizzi e un'opera incompleta intitolata Il messia, mai finita e andata perduta.

Michele Mari, nel romanzo Tutto il ferro della torre Eiffel, ricorda che uno degli amici di Schulz, il grande scrittore polacco Witold Gombrowicz, "aveva due modi per descriverlo uno affettuoso e uno crudele: secondo il primo Schulz era «minuto, bizzarro, chimerico, assorto, teso, quasi bruciante»; secondo l'altro era uno «gnomo dalla testa enorme»".

Un bambino dalla testa enorme, per l'appunto. Ed è esattamente così che gli splendidi disegni di Ofra Amit lo ritraggono nelle pagine che compongono Bruno, il bambino che imparò a volare questo piccolo tributo scritto da Nadia Terranova e edito da Orecchio Acerbo. Un tributo che ha il merito di riacciuffare Bruno Schulz dal pigro oblio a cui la maggior parte di noi lo ha condannato, un oblio terribilmente simile alla sua morte assurda.

Permettetemi di tornare, una seconda volta, tra le pagine di Tutto il ferro della torre Eiffel: esattamente a pagina 121, nel punto in cui Mari si immagina che una sera di dicembre del 1936 uno strano omino alto quindici centimetri e identico a Franz Kafka fece visita a Schulz, dando al polacco la possibilità di vedere, rappresentato su un foglio bianco animato, il film della propria morte.

In quel momento, Bruno Schulz "vide che tornava a casa con una razione di pane, vide una SS tedesca che gli si avvicinava e senza motivo gli sparava due colpi a bruciapelo, vide il pane per terra rosso di sangue." Era il 1942, e quel militare tedesco sparò a Schulz come ripicca verso un suo commilitone, colpevole di avergli ucciso il "suo" ebreo.

La scena di questa morte assurda e quasi casuale, nel racconto della Terranova è il momento della trasfigurazione dello scrittore polacco che, colpito a morte dall'ufficiale tedesco, sparisce nel nulla :

PLOF. Il cappotto di Bruno si afflosciò per terra. Ma dentro non c'era più nessuno. L'ufficiale non poteva credere ai suoi occhi: dov'era finito quel piccolo ebreo dalla testa grossa? Scatenò gli scagnozzi sulle sue tracce. Niente. Nulla. Il vuoto.

Nadia Terranova e Ofra Amit
Bruno. Il bambino che imparò a volare
Orecchio Acerbo
euro 16

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