Il Pacco. Una riflessione senza racconto.

Benny Nonansky

Benny Nonasky, "Poeta e musicista" recita il laconico cv sul suo sito, un non-luogo dallo sfondo nero e gli inquietanti caratteri bianco-gialli che affonda in alcune immagini tratte da famosi quadri contemporanei. Sembra che abbia 24 anni, ma mi sa che si tratta di una "diceria della rete". Sono più incline a credere che vada per la trentina, non ancora compiuta ma in progressivo avvicinamento, che venga da un piccolo paese del sud Italia, probabilmente in provincia di Reggio Calabria, e che viva in un monolocale milanese.

Ma tutto ciò è una costruzione della mia fantasia, una specie di profiling che non ha alcuna pretesa di esaustività e che si limita, molto più semplicemente a riflettere l'immagine che mi si è costruita nella testa grazie alle parole dei suoi racconti. Una specie di "incrocio" fatto di protagonisti inesistenti e situazioni tipiche che ben si presta all'esaltazione di una già ipertrofica fantasia. Un crocevia che per me è partito da "Il Pacco", una scatola misteriosa che fa capolino in un monolocale incasinato, tra mandarini calabresi e bonsai depressi, trasformandosi in una forma di acuta riflessione sulla scrittura.

[...] La scrittura, invece, capita che sia cattiva. Si basa – quasi sempre, dal principio – sul male; interiore o esteriore che sia. Tra l’altro, la scrittura, è ricordi, vita vissuta, presente remoto; e lo sappiamo: i ricordi più grandi e indimenticabili sono quelli che ci hanno lasciato un livido sul cuore o una cicatrice sul volto.
Sta a noi decidere come gestire tali conseguenze. La scrittura è una conseguenza. Come l’alcool. Ma l’alcool ha il dono e la potenzialità di spostare quel male al suo male. [...] Le due particelle, scrittura e bevuta, possono essere correlate dallo stesso male. E’ possibile che si beva e poi si scriva. O viceversa: prima si scrive e poi ci si ubriaca ben bene. Dipende quanto sia stretta e vicina la voglia di fare entrambe le cose. Perché, come dicevo, sono conseguenze, e le conseguenze meglio recepirle un po’ alla volta, almeno per avere un dopo da sistemare e confortare. Bisogna dire che, la scrittura, in confronto all’alcool che a un certo punto passa e si dissolve, è un incisione. Libera, ma trattiene. Non allontana. Né uccide i neuroni né corrode il fegato. E’ pura e ruffiana. Insopportabile ed eccitante. La si ama principalmente perché rende eterni i nostri dolori, i nostri lamenti. Perché siamo vanitosi e masochisti. Perché ci rendiamo conto che grazie a loro noi siamo esseri umani e fratelli. Perché mio dolore tuo dolore. In forma diversa, ma pure sempre nostri.
Comunque non è di questo che voglio narrarti.
Io voglio parlare di una scatola. La signora scatola. Divenuta in seguito un misero pacco. Perché questo è il destino da me imposto. E anche se l’amore ci ha per pochi minuti uniti e sorpresi: pacco è e pacco rimarrà. [...]

Via | bennynonasky.com

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