Libri da regalare a Natale: L'ascensione di Roberto Baggio, di Matteo Salimbeni e Vanni Santoni

matteo salimbeni, vanni santoni, l'ascensione di roberto baggio, libri da regalare a natale, mattioli 1885È la seconda volta in meno di un mese che mi ritrovo a parlare di un libro in cui ha messo le mani Vanni Santoni, un giovane autore toscano da tenere d'occhio perché sa quel che scrive. Dopo il bel Se fossi fuoco arderei Firenze, questa volta il Santoni si è messo in società con Matteo Salimbeni, anche lui toscano e anche lui giovane (in due fanno poco più sessant'anni), per scrivere L'ascensione di Roberto Baggio, un libretto edito da Mattioli1885 che in poco meno di 150 pagine riappacifica sia con il calcio che con la letteratura, perché è un dichiarazione d'amore a entrambe queste arti, troppo spesso bistrattate negli ultimi tempi.

Al centro di questo romanzo - costruito con abilità dai due toscani intercalando il racconto della loro ricerca del Baggio perduto ai racconti dei testimoni che incontrano sulla loro strada - c'è uno dei personaggi più incredibili dell'Italia contemporanea, sportiva, ma non solo: è Roberto Baggio, più di un calciatore ma meno di un eroe, per molti aspetti vicino alla divinità, ma in realtà estremamente umano.

Baggio non è che l'Uomo. È questo che lo rende al tempo stesso molto più piccolo e infinitamente più grande dei Cruyff-gru, dei Di Stefano-crotalo, dei cigni Van Basten e finanche della donnola Maradona e della tigre Pelè.

Tra rievocazioni di gol e memorabilia calcistiche di una generazione cresciuta a pane e codino (la mia, la stessa di Santoni e Salimbeni, quella dei nati a cavallo tra i 70 e gli 80, che ha imparato cos'è il dolore nel 1994 a Pasadeena), emerge un Baggio fantastico, capace di riassumere in sé le caratteristiche di un'intera nazione senza però diventare il classico eroe di cartapesta, finto come tutti gli eroi. Al contrario, è proprio la sua dimensione umana, quella guadagnata con la sconfitta, con la sofferenza e con la sfiga, a fare del divin codino un esemplare unico e indimenticabile di anti-eroe.

Un ultima nota: se per Se fossi fuoco arderei Firenze mi erano servite cinque ore di treno per arrivare di filato fino in fondo, questa volta mi è bastata una notte resa ardua da un mal di gola fulminante. Sembra un dettaglio, ma non lo è affatto. Un caro amico che divora le sue letture nottetempo, durante i turni di controllo a lavoro, mi ripete spesso che quando un libro riesce a tenerti sveglio per tutta una notte vuol dire che ha qualcosa di potente tra le sue pagine. Non credo sia il caso di aggiungere altro.

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