1527 - L'inferno di Roma di Roberto Ciai e Marco Lazzeri

Il Sacco di Roma visto attraverso le vicende di un rinnegato.

"1527 - L'inferno di Roma" viene definito un noir storico e gli elementi alchemici di questa singolare "pietra filosofale" letteraria concepita a quattro mani da Roberto Ciai e Marco Lazzeri sembrano incastrarsi a perfezione in un racconto che si dipana lungo le suggestioni concettuali e numeriche della Qabbalah e della Gematria. Il 6 maggio di quell'Annus Horribilis passato tristemente alla storia, e dopo una serie di eventi Roma è invasa dai lanzichenecchi. Nei pressi di quelle mura apparentemente invalicabili e rese vulnerabili dall'arma del tradimento c'è anche il Cane, ombra rinnegata di Salomone, il nipote del rabbino Isaac che ha abbandonato la tradizione familiare e le scritture sacre per diventare la guardia del corpo del principe Farnese. Le immagini del Sacco di Roma passano per i suoi sensi, attraversano i suoi occhi con gli accenti d'ira, saltano alle sue orecchie con lo stridore della ferraglia sulle ossa che stanno per frantumarsi e riempiono le sue narici con l'odore acre della morte, fomentata dall'avidità delle antiche famiglie romane e dalla corruzione imperante.
La città del Papa è ben lontana dal regno di Dio, invasa da una marea giunta a violarla attraverso un passaggio segreto, e mentre Clemente VII (al secolo Giulio de' Medici) sovrano pontificio dallo scarso nerbo politico, si trascina tra le stanze del suo palazzo bardato di velluti con la ferma intenzione di mantenere le sue auguste abitudini, Roma brucia, ai suoi piedi e si consuma in una tragedia che risparmia solo pochi elementi, i più furbi e i più spietati.
Come il Cane che, deciso a ritrovare la moglie e i due figli dispersi, si ritroverà a fare i conti con un doloroso passato che si intreccia con messaggi particolari e nel quale le cose sono ben diverse da quello che credeva. Tra golem, antiche maledizioni, alfabeti dimenticati e biblioteche nascoste foriere di un sapere arrivato da lontano e conservato gelosamente, la riscoperta della realtà sarà un doloroso processo di riappropriazione.
Un libro denso di ombre che potrebbe incontrare i gusti di tanti appassionati del romanzo storico, portando sotto l'albero l'atmosfera sanguinolenta e polverosa, ma a tratti anche terribilmente gnostica, dell'epoca.

L’acido della nebbia mi bruciava gli occhi. Sentivo le emozioni distanti, correnti profonde di un lago.
Una parola appariva e scompariva dai miei occhi.
Paveo.
Era questione di poco. Un pugno di sabbia nella clessidra, poi i cavalli avrebbero attraversato il campo. Le grida di trentamila uomini e il battere dei tamburi avrebbero spaventato gli uccelli sugli alberi e scrollato via la nebbia dal Gianicolo come l’acqua dalla pelliccia di un cane.
Roma era davanti a me.
Sto tornando a casa, pensai.

1527 – L'inferno di Roma
di Roberto Ciai, Marco Lazzeri
Leone Editore, 2013

Via | leoneeditore.it

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