"Piciocus. Storie di ex bambini dell'Isola che c'è"

Piciocus. Storie di ex bambini dell'Isola che c'èNon lo so se un libro fatto di cinque racconti si possa definire un'antologia, però sono sicura che il testo in questione figurerebbe bene nei programmi delle scuole medie italiane, e che se avessi ancora tredici anni, mi farebbe proprio piacere ritrovarmelo al posto di una delle solite raccolte... ma, nostalgie a parte, si tratta di un libro da leggere e rileggere a qualsiasi età. Il suo titolo è "Piciocus. Storie di ex bambini dell'Isola che c'è" di Caracò Editore. Dentro ci sono delle storie, e fin qui effettivamente non si riesce a cogliere con esattezza la dimensione della cosa. Per di più sono vicende di ragazzi che per età dovremmo collocare al limite tra l'infanzia e l'adolescenza, solo che la situazione che vivono li sposta inevitabilmente verso l'età adulta. Sono piciocus: ex-bambini, ma solo in fondo.

Ce ne sono tanti tra queste pagine, potremmo pensare che si assomiglino in maniera impressionante, ed effettivamente credo non saremmo riusciti a distinguerli vedendoli giocare per strada, attaccati ad un tram o intenti a rubare un nido. Non li avremmo comunque sicuramente chiamati per nome, o almeno non con quello con il quale erano stati, forse, registrati all'anagrafe. I loro sono piuttosto pseudonimi, nomi di battaglia, denominazioni dai tratti arcaici che ne specificano immediatamente le caratteristiche, dividendoli in maniera abissale da quel mondo faccendiere e clientelare degli adulti, al quale appartengono solo in parte.

C'è il piccolo Buddinu uscito dalla penna di Silvia Sanna, che in realtà si chiamerebbe Ramòn, anche se pochi se lo ricordano. Biddìddi e le sue avventure estive d'altri tempi, nel ricordo di Francesco Abate. C'è l'immancabile garzone di bottega che aiuta il barbiere sognando un pallone nelle parole di Paolo Maccioni, uno strano pistolero coraggioso e poi ancora ragazzini, costretti a fare i conti con una realtà tutt'altro che tenera nei brani di Gianni Zanata e Gianluca Floris.

Sono ritratti profondamente intrisi della terra che li ha partoriti, che mettono insieme, come dice la sinossi e ripete Pier Luigi Zanata:

[...] cinque autori sardi si confrontano con storie di straordinaria gioventù.
L’appartenenza degli scrittori alla stessa realtà territoriale, la Sardegna, rappresenta una sorta di spartiacque.
Perché se è vero che tutti siamo stati bambini e ragazzi, è altrettanto vero che pochi possono dire di essere stati «piciocus».

Via | caraco.it

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