Dopo il libro con François Bon

Après le livre di François BonFrançois Bon lo abbiamo già incontrato qualche settimana fa, quando ci eravamo soffermati sull'inesauribile dibattito che circonda l'ormai assodato passaggio dal cartaceo al digitale. Un'occasione, fondata sul contraddittorio, che vedeva contrapporsi due voci rappresentative di entrambe le correnti di pensiero più evidenti, allora le avevamo definite con le parole di Umberto Eco, Apocalittici & Integrati, quella di Frédéric Begbeider, ostilissimo rappresentante della prima visione di pensiero, e quella del suddetto Bon, propositiva ed ottimistica.

Quel che mi preme approfondire in questo momento è proprio la posizione di Bon che, ben lungi da poter essere inquadrata come una "semplice e banale accettazione dell'inevitabile", si presenta come una specie di ermeneutica del passaggio. In "Après le livre" un testo (pubblicato in Francia a fine settembre di quest'anno) che sembra essere nato per guidare naturalmente, come una mappa di stelle notturne, François Bon si spinge oltre, tracciandoci i sentieri del suo stesso percorso. Un cammino che procede per tentativi e non dimentica le basi essenziali della formazione "evidentemente cartacea" per rintracciare, all'interno di quegli stessi capolavori che sulle pagine hanno visto la luce, le ragioni di un passaggio che, forse, era già insito nello stesso svolgersi ed evolversi delle cose.


[...] Non ci sono libri dei Fiori del Male al di là del primo che ci ha permesso di leggerli e di questa relazione affettiva che assocerà ai nostri occhi, e forse per sempre, il libro e la lettura. Ma dal momento in cui siamo realmente entrati nella lettura attiva di Baudelaire, non c'è nient'altro che diffrazione e nuvola. L'opera principale di Baudelaire non è mai stata un libro. [...]

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