La fabbrica dei cattivi, di Diego Agostini

Cosa succede quando sei innocente, lo sai benissimo, ma non riesci a dimostrarlo? “La fabbrica dei cattivi” di Diego Agostini è un romanzo che lascia il segno.

La fabbrica dei cattivi, di Diego Agostini Confesso che la lettura del romanzo La fabbrica dei cattivi (Giunti, 2013) all'inizio mi ha dato un po' fastidio. L'autore, Diego Agostini, ci spiattella dinanzi agli occhi quanto siano buoni, belli, saggi, moderni e via dicendo gli Stati Uniti d'America. Mi è sembrato alquanto stucchevole, fino a quando succede l'imprevisto e il romanzo prende una piega inaspettata e fa sì che la lettura da noiosa diventi molto avvincente.

L'io narrante è il protagonista che, con la sua famiglia composta dalla moglie e da due figli (un bimbo e una bimba), va spesso in vacanza negli USA. Così in una giornata di relax, dopo un acquazzone tremendo in cui si bagna completamente, decide di andare, con i suoi, in un centro commerciale per acquistare una maglietta asciutta. Arrivano al centro commerciale, parcheggiano, e, visto che la bimba, pestifera!, si è addormentata, la lasciano in macchina e prendono la maglietta. Pochissimi minuti di assenza, ma sufficienti perché lo stravolgimento avvenga. Alex - il protagonista - e sua moglie Mara si troveranno così a dover affrontare le maglie della giustizia statunitense, scontrandosi con un muro di gomma. I due genitori hanno commesso un reato o no? Sono colpevoli?

La fabbrica dei cattivi ci porta, nei meandri della cultura americana, di una parte di essa almeno, e il fatto che la narrazione sia soggettiva ci permette di vivere i prima persona le angosce di Alex: quello che lui vive lo viviamo anche noi, quello che sa lui lo sappiano noi e, come lui, ci poniamo le sue stesse domande.

È bravo Agostini a delineare la psicologia dei personaggi e a mostrarci cosa succede dall'interno, anche se qualche concessione di troppo alla psicologia c'è: in situazioni come quelle che vivono Alex e la moglie, non credo sia possibile portare avanti con freddezza alcuni ragionamenti che fa il protagonista. Però alla fine non disturbano nella narrazione.

La domanda di fondo che si pone Diego Agostini è: ma chi sono i cattivi? Non è una domanda banale, anche in considerazione del fatto che siamo molto abituati a operare nette distinzioni anche grazie alle serie tv (americane!) che mostrano sempre chiaramente chi sta da una parte e chi dall'altra. Ma sappiamo bene che nella realtà le cose non stanno affatto così, anche se preferiamo ignorarlo.

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